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  • La sostanza differente delle arti: la musica. (ARTE COME ESPERIENZA, John Dewey)

    Jul 13 2008, 20h25

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    L’orecchio e l’occhio sono tra loro complementari. L’occhio dà la scena in cui le cose succedono e su cui si proiettano i cambiamenti – così che resti una scena anche in mezzo a tumulto e agitazione. L'orecchio, dando per acquisito lo sfondo che procura l'azione coefficiente di vista e tatto, ci fa capire i cambiamenti in quanto cambiamenti. Infatti i suoni sono sempre effetti; effetti dello scontro, dell'impatto e della resistenza delle forze della natura. Esprimono queste forze nei termini di ciò che fanno l'una all'altra quando si incontrano; il modo in cui si modificano a vicenda e modificano le cose che sono il teatro dei loro conflitti senza fine. Lo sciabordare dell'acqua, il mormorare dei ruscelli, l'impeto e il sibilo del vento, lo scricchiolare di porte, lo stormire di foglie, il frusciare e lo spezzarsi di rami, il tonfo di oggetti caduti, i singhiozzi dello sconforto e le grida di vittoria – che cosa sono, con tutti i suoni e i rumori, se non manifestazione immediata di cambiamenti provocati dal conflitto di forze? Ogni scompiglio della natura si realizza mediante vibrazioni, ma una vibrazione ininterrotta uniforme non produce alcun suono; devono esserci interruzione, impatto e resistenza.
    Avendo come medium il suono, la musica esprime dunque di necessità in mariera concentrata gli urti e le instabilità, i conflitti e le risoluzioni, che sono i mutamenti drammatici che hanno luogo sullo sfondo più duraturo della natura e della vita umana. La tensione e la lotta hanno le loro accumulazioni di energia, le loro scariche, i loro arracchi e le loro difese, le loro poderose belligeranze e i loro incontri pacifici, le loro resistenze e risoluzioni, e con queste cose la musica tese la sua tela. Essa si trova quindi al polo opposto rispetto allo scultoreo. Come l'una esprime ciò che è duraturo, ciò che è stabile e universale, così l'altra esprime scompiglio, agitazione, movimento, i particolari e le contingenze delle esistenze – che sono tuttavia radicati nella natura e tipici per l'esperienza tanto quanto le relative permanenze strutturali. Se ci fosse solo sfondo avremmo monotonia morte; se solo mutamento e movimento ci sarebbe caos, neppure riconosciuto come disturbato o disturbante. La struttura delle cose si indebolisce e si altera, ma lo fa secondo ritmi che sono secolari, mentre le cose che catturano l'orecchio sono quelle improvvise, brusche e veloci nel cambiamento.
    Le connessioni dei tessuti cerebrali con l'orecchio costituiscono una parte del cervello più ampia di quelle di qualsiasi altro senso. Se si pensa all'animale vivente e al selvaggio la rilevanza di questo fatto risulta palese. E' ovvio che la scena visibile è evidente; l'idea dell'esser limpido, chiaro fa tutt'uno con l'essere vista – chiaramente in vista, come si usa dire. Le cose chiaramente in vista di per sé non disturbano; ciò che è chiaro è ciò che è stato chiarito. Implica sicurezza, fiducia, crea le condizioni favorevoli a formare ed eseguire piani. L'occhio è il senso della distanza – non già perchè la luce arriva lontano, ma perchè attraverso la visione entriamo in relazione con ciò che è distante e quindi siamo avvisati su ciò che sta per arrivare. La visione ci dà la scena dispiegata – quella in cui e su cui, come ho detto, ha luogo il mutamento. L'animale è vigile, diffidente, nella percezione visiva, ma è pronto, preparato. Solo in caso di panico ciò che si vede è profondamente perturbante.
    Il materiale con cui l'orecchio ci mette in relazione attraverso il suono è opposto sotto ogni aspetto. I suoni vengono dall'esterno del corpo, ma il suono stesso è vicino, intimo; è un'eccitazione dell'organismo; sentiamo lo scontro delle vibrazioni attraverso tutto il nostro corpo. Il suono sollecita direttamente un mutamento immediato perchè dà conto di un mutamento. Il rumore di un passo, lo spezzarsi di un ramoscello, il fruscio del sottobosco possono significare attacco o anche morte da parte di un animale ostile o di un uomo. Dà misura del suo rilievo la cura con cui l'animale e il selvaggio cercano di non far rumore mentre si muovono. Il suono è ciò che comunica quanto incombe, quanto sta per accadere, poiché è un'indicazione di quel che è probabile che accada. Rispetto alla visione è molto più carico del senso delle conseguenze; attorno a ciò che incombe vi è sempre un'aura di indeterminatezza e incertezza, tutte condizioni favorevoli a un'intesa eccitazione emotiva. la visione suscita l'emozione in forma di interesse – la curiosità sollecita un esame ulteriore, ma attrae; oppure istituisce un equilibrio tra arretramento e azione con cui si esplora avanzando. Sono i suoni a farci sobbalzare.
    In termini generali, cio che è visto eccita l'emozione indirettamente, mediante interpretazioni e idee affini. Il suono agita direttamente, essendo un tumulto dello stesso organismo. Udito e vista vengono spesso classificati insieme come i due sensi “intellettuali”. In realtà la portata intellettuale dell'udito, seppur enorme, è acquisita; in sé l'orecchio è il senso emotivo. La sua dimensione e profondità intellettuale vengono dalla connessione con la parola; sono un'acquisizione secondaria e, per così dire, artificiale, dovuta all'istituzione del linguaggio e dei mezzi convenzionali di comunicazione. La visione deriva la sua diretta estensione di significato dalla connessione con altri sensi, specialmente con il tatto. La differenza opera in entrambi i sensi. Ciò che vale per l'udito sul versante intellettuale vale per la vista sul versante emotivo. Architettura, scultura, pittura possono eccitare l'emozione in profondità. La fattoria “giusta” in cui ci si è imbattuti in un certo stato d'animo può dare una stretta al cuore e far inumidire gli occhi come fa un passo poetico. Ma si ha questo effetto per via di uno spirito e di un'atmosfera dovuti all'associazione con la vita umana. A prescindere dall'effetto emotivo delle relazioni formali, le arti plastiche suscitano emozioni in virtù di ciò che esprimono. I suoni hanno la forza dell'espressione emotiva diretta. Un suono è di per sé, nella sua stessa qualità, minaccioso, lamentoso, rasserenante, deprimente, feroce, tenero, soporifero.
    A causa di questa immediatezza dell'effetto emotivo, la musica è stata classificata sia come la più bassa che come la più elevata delle arti. Ad alcuni la sua dipendenza diretta dall'organismo e le sue dirette risonanze in esso sono sembrate prove della sua prossimità alla vita degli animali; a sostegno di questa tesi, si può citare il fatto che musica di un grado notevole di complessità è stata eseguita con successo da persone di intelligenza inferiore alla norma. Il fascino della musica – di certi livelli – è assai più esteso, assai più indipendente da una particolare cultura rispetto a quello di qualsiasi arte. Se solo si osservano alcuni appassionati di musica di un certo tipo a un concerto, si nota che stanno godendo di un'orgia emotiva, di un affrancamento da inibizioni comuni e dell'ingresso di un regno in cui viene lasciata briglia sciolta alle eccitazioni – e Havelock Ellis ha osservato che alcuni ricorrono agli spettacoli musicali per raggiungere orgasmi sessuali. Dall'altro lato, ci sono tipi di musica, quelli più apprezzati dagli intenditori, che richiedono uno speciale addestramento per percepirli e per godere, i relativi devoti danno origine a un culto facendo della loro arte la più esotrica di tutte le arti.
    In virtù delle connessioni dell'udito con tutte le parti dell'organismo, il suono possiede più riverberi e risonanze di qualsiasi altro senso. E' molto probabile che le cause organiche che rendono le persone non musicali siano dovute a interruzioni di queste connessioni invece che a difetti intrinseci all'apparato uditivo in sé. Ciò che si è detto in generale sulla capacità di un'arte di prendere un materiale grezzo, naturale, e di convertirlo, mediante selezione e organizzazione, in un medim intensificato e concentrato per la costruzione di un'esperienza, si applica con particolare forza alla musica. Attraverso l'uso di strumenti il suono viene liberato dalla definitezza che ha acquisito con l'associazione con la parola. Esso torna così alla sua qualità passionale primitiva. Acquista generalità, distacco da oggetti ed eventi particolari. Al tempo stesso l'organizzazione del suono effettuata attraverso la gran quantità di mezzi di cui dispone l'artista – una gamma forse tecnicamente più ampia di quella di qualsiasi altra arte eccetto l'architettura – sottrae al suono la sua usuale tendenza immediata a stimolare una particolare azione evidente. Le reazioni diventano interne e implicite, e così arricchiscono il contenuto della percezione invece di disperdersi in uno sfogo evidente. “Siamo noi in persona adesso la corda tesa, pizzicata e vibrante”, come dice Schopenhauer.
    E' la peculiarità della musica, e di fatto la sua gloria, saper prendere la qualità del senso che è il più immediatamente e intensamente pratico tra tutti gli organi del corpo (poiché sollecita con maggiore forza all'azione impulsiva) e, con l'uso di relazioni formali, trasformare il materiale nell'arte che è la più lontana da preoccupazioni pratiche. Essa conserva la capacità primitiva del suono di denotare lo scontro di forze che attaccano e resistono e tutte le fasi concomitanti del movimento emotivo. Ma sfruttando l'armonia e la melodia delle note, essa introduce complessi incredibilmente vari di problema, di incertezza e sospensione, ove ogni nota è ordinata in rapporto alle altre, riassumendo così ciò che precede e annuciando ciò che sta per accadere.
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    John Dewey, Art as experience (traduzione di Giovanni Matteucci)
  • Mercoledì 14 Maggio: IL GATTO CILIEGIA + XIU XIU, Circolo degli artisti, Roma

    Mai 15 2008, 18h28



    -Probabilmente il concerto con l'inizio più deflagrante che abbia visto, ossia "Bishop CA" in cui Stewart fa schizzare il suo sudore in ogni dove, compresi rullante e chitarra elettrica, doverosamente maltrattate.

    -Incontri ravvicinati ravvisati: tutti gli Afterhours, il giornalista col pizzetto che lavora nelle maestranze della trasmissione ANNOZERO, il cantante dei Velvet che si materializza sul palco per cantare una canzone dei Gatto ciliegia.

    -La tipa dei Xiu Xiu è bona come il pane, ma apparte questo c'è l'amarezza di non aver assaporato nemmeno l'ultrarichiesto bis a fine concerto. Strani tipi.

    -Non è sensazione ordinaria l'applaudire il fighetto dei Velvet e due secondi dopo Jamie Stewart.
  • Giovedì 21 Febbraio: SIR RICHARD BISHOP + EARTH, Circolo degli artisti, Roma

    Fev 24 2008, 8h44







    - Per gli artisti americani che banchettano al reparto merchandising, il cambio dollaro-euro è in rapporto 1 a 1.

    - il veemente Richard Bishop che, durante il penultimo pezzo, noncurante del controllo potenziale: fa saltare una corda della chitarra, subitario si affretta in un assolo che registra e manda in loop, nel frattanto accorda la chitarra per compensare i toni, torna dal loop e conclude il pezzo senza quella dannata corda. Impressive.

    - La conoscenza di un sedicenne molto somigliante alla buonanima di Dead dei Mayhem.
    Una matricola del primo liceo dall'aspetto flebilmente metallaro che si bea la notte e va al concerto degli Earth. Io in primo liceo a stento ero al corrente di avere degli arti inferiori.
  • Sabato 9 Febbraio: OFFLAGA DISCO PAX, Iroko, Salerno

    Fev 10 2008, 20h01