Il sogno nell'incubo, la realtà nel sogno, una lucidità cruda e spietata e una ninnananna dolce come una lenta morte nel sonno.
Dai campanelli di "The long shadow falls" alle parole da lacrime di "Patripassian", passando attraverso le due versioni della ninnananna popolare che dal il titolo all'album. Due versioni che incarnano il dualismo, il divario e il meraviglioso contrasto che aleggia in tutto l'album, due versioni con due diversi cantanti (David Tibet nella prima e Nick Cave nella seconda) e due diverse atmosfere (l'inizio di un incubo e l'inizio di un sogno). Un album ossessivo, infernale, divino e così infinitamente umano allo stesso tempo, sempre in bilico fra sogno, incubo e realtà, fra un passato tremendo di ricordi dolorosi ed un presente di totale nichilismo. Raggiunge per me il suo vertice assoluto nell'accoppiata indivisibile "Twilight, twilight, nihil, nihil" - "The inmost light itself" ma si mantiene a livelli di eccellenza per tutta la durata tant'è che solo pensare di dover escludere una singola canzone è una sofferenza. Uno dei migliori album che mi sia mai capitato di ascoltare, riascoltare e amare sempre di più.
"Who will deliver me from this body of death?
There is no refuge
I have found the word does not save
There is no refuge
In the rock or stone
There is no refuge
In the wind or other forces of nature
The fire especially especially does not save
The fire only destroys
And though it may purify it takes takes takes
And gives nihil back nihil, nihil, nihil, nihil, nihil"