C.S.I.

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  • Il climax

    Set 30 2008, 7h11 por TheBattleOfTime

    Lun 29 Set – Le Luci Della Centrale Elettrica

    Durante l'ultima intervista da parte del conduttore del programma di LifeGate con LLdCE, viene chiesto a Giorgio Canali (che ha accompagnato alla chitarra il nostro giovane eroe per tutto il concerto) quando si sarebbe potuto rivedere on stage Giovanni Lindo Ferretti, l'ultimo membro dei compianti C.S.I. a non aver ancora solcato il palco della SdM per i concerti di LifeGate.

    Risposta: "Bisogna scrivere al papa e chiedergli il permesso..!!"

    GENIALE!!!!
  • Santo Niente, SospesoA @ Traffic

    Out 12 2007, 0h32 por torazina

    Gio 11 Ott – Santo Niente, SospesoA
    Introduzione
    Saranno 10 anni buoni che aspettavo questo concerto, da quando per la prima volta misi nel lettore cd la colonna sonora di "Tutti giù per terra" film che meglio di tutti gli altri ("Jack Frusciante è uscito dal Gruppo" o "Cresceranno i carciofi a mimongo") era riuscito a rappresentare lo scazzo dilagante che attraversava gli anni '90. Quel cd è stato uno dei migliori spaccati della musica di quegli anni. Dai C.S.I. agli Ustmamò, dai giovanissimi Marlene Kuntz ai Disciplinatha, agli Africa Unite fino ad arrivare ai Santo Niente, il gruppo di Umberto Palazzo che riuscì in quegli anni a portare le sonorità del post hardcore in Italia, con uno stile unico, unendo l'irrequietezza d'oltreoceano ad una intimità ed intensità tipicamente italiche. Da quella manciata di pezzi contenuti nella compilation (Divora e Storia Breve) mi innamorai di quelle sonorità e poco dopo ascoltai Aria e il loro secondo album. La sorte volle che da lì a poco si sciolsero. Passarono moltissimi anni da allora, senti parlare della riformazione del gruppo per opera di Umberto con l'uscita di "Occhiali scuri al mattino" l'ep che anticipò di qualche tempo "Il fiore dell'agave". Da allora piano piano mi riavvicinai. Ascoltai per la prima volta "La vita è facile" in parallelo con "Lungo i bordi dei Massimo Volume e sentii il desiderio irresistibile di scrivere una recensione postuma di entrambi i dischi che potete trovare in queste pagine. Da lì è stata una questione di tempo e malgrado le serate romane siano piuttosto intense in questi giorni la scelta di stasera è stata piuttosto obbligata.

    Il concerto
    Il traffic di via Vacuna è ormai una location storica qui a Roma, ed è ormai alla sua terza (quarta, quinta?) incarnazione. Una delle migliori che ricordo considerando la qualità dei gruppi che sono ospitati e dai prezzi così onesti da farti sentire in colpa.
    Il concerto viene aperto con una manciata di pezzi dai SospesoA, una rock band che neanche a farlo apposta attinge a piene mani dalle sonorità del rock italiano di fine anni '90. Fanno una perforamance dignitosa che apre adeguatamente la serata. Subito dopo Umberto e il Santo Niente salgono sul palco, iniziando con due pezzi strumentali quasi a voler creare la giusta attesa prima dell'entrata della voce, con Fiction, e dei testi esplosivi e risentiti che caratterizzano l'opera di questo gruppo. Seguono i cavalli di battaglia dei vecchi tempi Aria, Cuore di Puttana e la velenosissima Storia Breve. Ma il concerto si evolve, così come l'espressione di Umberto, che sembra ripercorrere assieme al pubblico l'evoluzione della band, che l'ha portata dai ritmi serrati, energici, viscerali e quasi trucidi ad aprirsi verso sonorità più articolate degli ultimi lavori che risultano quasi dolci per contrasto. Il concerto quindi va avanti proponendo i pezzi del "fiore dell'agave" che spiccano per una nuova vitalità ma anche per l'assoluta coerenza con il resto dei pezzi suonati questa sera. Dopo aver esaurita la scaletta il gruppo esce un secondo , come di rito, per poi rientrare e proporci una vecchia cover dei Wolfango, Ozio e salutarci calorasamente in questa location che continua ad avere un'atmosfera ed un fascino irresistibili.
  • Giorgio Canali & Rossofuoco - Tutti contro tutti

    Ago 19 2007, 11h27 por Sonicasmania



    Giorgio Canali, storico (ormai) musicista italiano, ci prova ancora. Da ricordare, senza dubbio, sono tutti gli album in cui è comparso, in maniera ineccepibile: dai primi Litfiba, passando poi per i C.S.I., i PGR e i pGGGr (di questi ultimi tre, sapete la passione inarrestabile che mi lega a loro).
    L'approccio che ho avuto con questo suo ultimo lavoro, di conseguenza, è stato molto attento. Ho ascoltato tutta questa produzione musicale che lo implica, per cercare di capire un po' il suo carattere, il suo talento.
    Di prevedibile conseguenza, ho ascoltato questo nuovo progetto con fiducia.
    Fiducia che, ad essere onesti, è stata del tutto tradita! Senza dubbio è suonato bene, con razionalità e ingegno, si fa' ascoltare facilmente, ma non per questo non lascia spazio a elaborazioni su cifrature già di partenza complicate.
    Il vero problema sono i testi. Impegnati nel sociale, nel politico, ma resi in maniera troppo semplicistica. Ad esempio, nella seconda traccia, Falso bolero, senza che ci entrasse nulla, Canali ci infila "e balla per la democrazia che scende a grappoli dai cieli sulle ali della libertà e dei bombardieri" (il senso di questo verso m'è oscuro), senza nessuna giustificazione, ridicolizzando una canzone tutto sommato piacevole.
    Sono proprio questi testi, la grande pecca... Casualmente ho ascoltato anche i Linea 77, in questo periodo, e i testi si somigliano moltissimo, sembrano rivolti ad un pubblico molto giovane, al quale rifilare musica "alternativa di massa".
    E nonostante suoni da tanti anni, non è riuscito a mettere del movimento, una sorta di evoluzione, che uccide definitivamente il suo lavoro, rendendolo fondamentalmente uguale e noioso verso la fine.
    Un vero peccato, perché i presupposti per fare qualcosa di veramente buono, c'erano tutti...
  • Umberto Palazzo e il Santo Niente - La vita è facile

    Jun 22 2007, 0h34 por torazina

    Umberto PalazzoSanto NienteUmberto Palazzo e il Santo NienteLa Vita E' Facile

    In questo periodo sto riascoltando tanta musica degli anni '90. Periodo in cui ormai liberato dei vari blocchi e costrizioni dati dall'essere un ragazzino di provincia, ho iniziato ad ascoltare in maniera un po' più attenta i suoni che avevo attorno. La mia formazione musicale in qualche modo è stata segnata da quel periodo. Dalle etichette storiche come Blackout, i Dischi del Mulo ed il Consorzio Produttori Indipendenti. Dalle mitiche raccolte Lègalisation, Maciste Contro Tutti, dalla colonna sonora di Tutti giù per terra e più tardi da quella di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. E dai gruppi come i CCCP/C.S.I., Ustmamò, Disciplinatha, dagli emergenti Marlene Kuntz, Ottavo Padiglione, Modena City Ramblers (quelli con Albertone) e compagnia bella.

    Tra questi c'erano i Santo Niente, il gruppo di Umberto Palazzo, uno dei membri della primissima formazione dei Massimo Volume. Anche lui studente fuori sede in quella Bologna che pareva essere diventata, in quegli anni, il vero centro nervoso e culturale d'Italia. E delle sue angoscie.

    (Massimo Volume... Angoscie... Umberto Palazzo... Santo Niente... Elementi che ritornano... legami che solo ora intuisco...forse)

    La vita è facile è il primo disco dei Santo Niente, uscito nel 1995, stesso anno di Lungo i bordi, di cui rappresenta - lo anticipo da subito - l'altra faccia di una stessa moneta. Si perchè non si può capire veramente quest'album se non mettendolo in relazione con il capolavoro dei Massimo Volume. All'interno del medesimo mondo musicale, delle medesime attitudini e contesti La vita è facile è l'esatto complemento, l'antitesi, l'opposto. Se Lungo i Bordi è un disco implosivo, con tensioni che non si risolvono, La vita è facile è esplosivo e catartico. Se uno riflette e contempla le inquietudini di una vita, quasi per esorcizzarle, l'altro è viscerale, violento, crudo, minimalista. Entrambi sono generati dalla capacità e dalla maledizione dell'osservazione. Ma se il primo guarda la propria immagine riflessa nelle vetrine e dalle luci della città, l'altro guarda verso gli altri, in maniera feroce e spietata. Umberto Palazzo sembra dirci, contrapponendosi al suo vecchio gruppo. che lo stomaco prende il sopravvento sulla testa quando entrano veramente in gioco gli altri.

    Intorno a questo ultimo elemento prende il via il disco. Dalla rabbia che si prova quando si vede qualcuno di importante fuggire via, scappare, correre. E' questa donna, questa "cuore di puttana", la figura che ci accompagnerà per tutto il disco. La figura che all'inizio scappa e a cui ci si rivolge in maniera pateticamente ferita(Cuore di puttana e La vita è facile), fino a quando poi si riesce a prendere consapevolezza. Prima in maniera passiva ed apatica (Non mi dici nulla), poi rendendosi conto che il "re è nudo": "Elvira guarda! La grande oscurità che ti fa urlare, che ti fa mordere, dorme nella mia testa" (Elvira). E poi nel disco si aprono finalmente gli occhi in tutto il loro disincanto. Entrano in scena altre figure. Arriva il Pappone, con il suo coltello e tutte le sue donne (tra cui, guarda caso, ancora Lei). Poi l'Aborigeno che non è visto con quel romanticismo esotico, ma con il distacco metropolitano che lo paragona nient'altro che ad un barbone fortunato. Ed i pezzi si susseguono rafforzando questa consapevolezza fino al finale del disco.

    In Storia breve, si rilegge il riff di Cuore di puttana creando una base ossessiva per il parlato di Umberto che si fa gioco di questa forma usata dal suo vecchio amico di Belluno. Non c'è coinvolgimento mentre racconta la storia di Alessia. C'è solo un cinico e compiaciuto distacco mentre osserva questa donna (tornano in mente le parole di Andarsene Via "Hai sempre sostenuto una sola soluzione: andarsene via.") che non può più scappare e si ritrova impotente davanti allo stesso male che ha generato. Cazzo che soddisfazione.
    E poi arriva finalmente la Fata Morfina, a portarci "la leggerezza del cuore...", e a liberarci.

    E' un disco davvero risentito, e Dio sà quanto lo stia amando.

    Tracklist:

    * Cuore di Puttana (hardcore)
    * la Vita è Facile
    * Tu Non Mi Dai Nulla
    * Elvira
    * Il Pappone
    * L'Aborigeno
    * Andarsene Via
    * Finalmente Sterile
    * Cuore di Puttana (softcore)
    * Immondizia dal giappone
    * Storia Breve
    * Fata Morfina


    ps. Se dopo questa recensione qualcuno avesse ancora voglia di ascoltare e rimediare questo disco, gli consiglio di crearsi una playlist in cui alterna le rispettive tracce dei due album (guarda un po', sono entrambi di 12 tracce...) partendo da il Primo dio e finendo con Fata morfina. Tutto suonerà molto diverso e i due gruppi non vi sembreranno più così distanti. Provateci.
  • Viola Drunken - Parol # Review

    Jun 12 2007, 16h44 por torazina

    Nell'ascoltare Parol dei Viola Drunken è facile riconoscere da subito la grande attenzione che questi quattri ragazzi siciliani hanno messo nella stesura di questo disco. La cura per il suono è quasi maniacale - almeno considerando gli standard odierni per le autoproduzioni - è tutto l'album si regge sulla ricerca di equilibrio tra i momenti più aperti e melodici e i passaggi più energici e viscerali. Da questa alchimia esce fuori una atsmofera particolare che permea tutto l'album, questa sorta di barocco scuro e prezioso trasversale a queste nove tracce che compongono il disco.

    I Viola Drunken si collocano nella tradizione del rock italico, ma non lasciatevi fuorviare da questa definizione. Nella loro musica c'è più che un semplice citazionismo dei soliti gruppi.
    Oltre ai riferimenti più immediati - dalle cadenze lente e dilatate del cantato che si rifà a certi Marlene Kuntz, alle atmosfere riflessive e implosive dei C.S.I. - che sono comunque fortemente presenti, nel loro suono è possibile trovare anche altro che si manifesta, come un eco, in alcuni momenti della loro musica. Negli incroci di tastiera e chitarra tipiche del prog italiano degli anni '70 (Ora e Dopo e la coda finale di clavicembalo di Lieto rifugio) alla aggressività punk-rock degli anni '90 (Rude, Lieto Rifugio), fino ad arrivare anche al post-rock più rarefatto ed intimo(ll frastuono del silenzio, L'offesa).

    Parol è un buon disco e loro sono una di quelle band valorose che stanno cercando il più possibile di portare la loro musica in giro per l'Italia cercando di farsi conoscere. Ma per quanto buono non è esente da alcuni difetti.
    In primis la voce. Se in alcuni brani risulta essere emozionante ed azzeccata, spesso tende ad essere un po' troppo limitata a quelle due,tre soluzioni melodiche che ripropone dall'inizio del disco. Penso che le potenzialità di crescita in tal senso ci siano tutte, basta un po' di coraggio. L'altro difetto è invece tipico di quasi tutte le band che presentano brani su cui hanno lavorato per tanto, forse troppo tempo. Ovvero quella tendenza a strafare che si manifesta in quel "qualcosa di troppo" in cui le chitarre e le tastiere ogni tanto tendono a compiacersi e soffermarsi e che piuttosto che rafforzare distraggono l'ascoltatore sia dalle parole delle canzoni che dalla melodia principale dei pezzi.

    Vanno tenuti d'occhio.

    Tracklist.
    1. Il frastuono del silenzio
    2. Nella gioia e nel dolore
    3. Ora e dopo
    4. Il lieto rifugio
    5. Gocce
    6. L'offesa
    7. Canzone Sproloquio
    8. Rude
    9. Prodezze uccise
  • Ascolti italiani del periodo

    Mai 23 2006, 10h39 por captain_bls