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    • Jan 9 2009, 1h42

    sogno ecosostenibile

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    • Jan 17 2009, 19h19
    SE IL PETROLIO NON INFIAMMA L'INFLAZIONE*
    di Alan S. Blinder e Jeremy B. Rudd 13.01.2009
    Dal 2002 al 2008 l'economia americana si è trovata nella morsa di uno shock petrolifero comparabile per entità alle due crisi provocate dai paesi Opec negli anni Settanta e Ottanta. Eppure gli effetti sono stati molto diversi, a partire da un'inflazione core rimasta sostanzialmente stabile. Un risultato che dipende da una lunga serie di fattori, nessuno dei quali sembra predominante, ma ognuno dei quali gioca un ruolo. Con un po' di fortuna e politiche sagge, non è più necessario che gli shock alimentari ed energetici abbiano quegli effetti devastanti che invece hanno avuto in passato.

    Dalla fine del 2002 alla metà del 2008, l'economia degli Stati Uniti si è trovata nella morsa di un significativo shock petrolifero: il prezzo del petrolio si è quintuplicato, toccando per un breve periodo anche i 145 dollari al barile. Anche se aggiustati per l'inflazione, i prezzi reali del petrolio erano del 50 per cento superiori rispetto ai record precedenti, raggiunti nel corso del secondo shock petrolifero provocato dai paesi Opec nel 1979-1980. Dopo aver toccato il picco nel 2008, il prezzo del petrolio è sceso rapidamente, oscillando negli ultimi sei mesi tra i 30 e i 50 dollari al barile.

    SHOCK SIMILI, EFFETTI DIVERSI

    La recente rincorsa dei prezzi petroliferi è comparabile per grandezza ai primi due shock del petrolio Opec, ma gli effetti sull'economia sembrano essere stati molto diversi. Nei manuali è scritto che sono gli “shock di offerta”, compreso il sostenuto rialzo dei prezzi alimentari oltreché petroliferi, i responsabili dei prolungati periodi di alta disoccupazione e alta inflazione, o “stagflazione”, degli anni Settanta e primi anni Ottanta .

    Al contrario, i più recenti incrementi dei prezzi petroliferi sembrano aver avuto scarso effetto sull'espansione seguita alla recessione del 2001. E se l'economia degli Stati Uniti è poi entrata in recessione alla fine del 2007, la responsabilità è stata attribuita quasi unanimemente alla caduta della fiducia dei consumatori e delle imprese dovuta alla crisi dei subprime e al panico finanziario che ne è seguito. Nello stesso periodo, l'inflazione core, quella che esclude i prezzi alimentari e petroliferi, è rimasta relativamente stabile, in netto contrasto con quanto accadde nei casi precedenti.

    Un'interpretazione delle vicende degli ultimi anni è che si confermano le teorie “revisioniste” sul ruolo giocato dagli shock petroliferi (e dagli altri shock sull'offerta) nel determinare la stagflazione degli anni Settanta. Per queste teorie, la causa prima del pessimo andamento macroeconomico tra il 1973 e il 1983, è stata una politica monetaria sbagliata, non gli shock petroliferi. (1)

    Per esempio, J. Bradford DeLong ritiene che le tristi memorie della grande depressione, che hanno lasciato la Fed timorosa di usare una politica monetaria restrittiva per combattere l'inflazione, insieme al tentativo della stessa Fed di sfruttare quella che vedeva come una curva di Phillips di lungo periodo non verticale, abbiano creato una situazione nella quale era inevitabile l'infiammarsi dell'inflazione. Allo stesso modo, Barsky e Kilian vedono in una politica monetaria fatta di “stop‑and‑go” il volano della più alta inflazione e della più alta disoccupazione di quegli anni. Anzi, Barsky e Kilian si spingono fino a sostenere che furono le politiche monetarie espansive degli Usa e di altri paesi a condurre sia al rialzo dell'inflazione totale sia alla crescita del prezzo del petrolio e di altri beni, implicando che gli stessi shock di offerta erano semplicemente i sintomi del fallimento della politica sottostante.
    In un nostro lavoro recente, riprendiamo la teoria tradizionale e sosteniamo che regge decisamente bene all'accumularsi di nuovi dati, nuove teorie e nuovi risultati econometrici a trent'anni dalla sua prima formulazione. (2)
    Ciononostante resta un interrogativo: se gli shock di offerta sono il fattore chiave dietro i pessimi risultati macroeconomici degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, perché le recenti rincorse del prezzo del petrolio non hanno avuto gli stessi effetti negativi?

    INFLAZIONE, SALARI E COMMERCIO INTERNAZIONALE

    Alcuni autori hanno documentato come dagli anni Ottanta gli shock petroliferi abbiano avuto minori effetti macroeconomici. (3) Schematicamente, i fatti sembrano dire che la risposta positiva dell'inflazione core sia diminuita drasticamente nel tempo e le risposte negative del prodotto e dell'occupazione siano quasi scomparse.
    Come è potuto accadere? Una ragione è ovvia: grazie a un insieme di reazioni del mercato ai più alti prezzi dell'energia dopo le due crisi petrolifere, gli Usa e gli altri paesi industrializzati usano ora molto meno energia a parità di prodotto di quanto non facessero nel 1973. Nel caso degli Stati Uniti il consumo energetico per unità di Pil (come misurato per numero di Btu consumati per dollaro di prodotto in termini reali) è sceso drasticamente dal 1973, ed è oggi circa la metà di quello che era allora. Già di per sé il dimezzamento dell'intensità di energia dell'economia Usa dovrebbe dimezzare l'impatto macroeconomico delle crisi petrolifere, con una riduzione all'incirca proporzionale per i prezzi e le quantità.
    Tuttavia, Mark Hooker mostra che il contagio dai prezzi petroliferi a quelli di altre merci si è ridotto nel tempo a proporzioni insignificanti, e questo spiega circa il doppio della modifica dovuta alla riduzione del consumo energetico. Allo stesso modo, nel periodo 2002-2007 troviamo che non sembra esserci alcuna relazione positiva tra l'intensità di energia dei beni di consumo (misurata utilizzando coefficienti di input-output) e le variazioni dei loro prezzi. Così la storia non finisce qui.
    Un recente lavoro di William Nordhaus esplora tre possibilità. La prima è che la natura più graduale dei più recenti aumenti dei prezzi del petrolio ne ha modificato gli effetti. Benché l'incremento complessivo del prezzo del petrolio sia stato assai elevato, lo shock continuo del periodo 2002-2008 è stato nettamente inferiore alla prima e seconda crisi petrolifera se lo si guarda su base annuale, appena lo 0,7 per cento del Pil per anno (fino al secondo trimestre del 2006, quando si conclude lo studio di Nordhaus) contro il 2 per cento del Pil per anno negli altri due casi. Incrementi più graduali dei prezzi petroliferi sono più facili da assorbire.
    Forse ancora più importante è che Nordhaus suggerisce, utilizzando stime econometriche delle regole di Taylor, che la Federal Reserve abbia risposto di più all'inflazione headline fino al 1980 e più all'inflazione core nel periodo successivo. Se è così, e se il tentativo della Fed di tenere sotto controllo l'inflazione causata da un incremento di prezzo del petrolio spiega una buona parte degli effetti che prezzi petroliferi più alti hanno avuto sul prodotto, come sostengono Bernanke e i suoi coautori (4), allora dovremmo aspettarci effetti recessivi significativamente minori dovuti ai più recenti shock petroliferi, a causa dell'effetto limitato che il prezzo del petrolio sembra ora avere sull'inflazione core.
    Infine, Nordhaus trova qualche evidenza limitata che i salari abbiano assorbito i recenti shock petroliferi più di quanto non è avvenuto negli anni Settanta. Una maggiore flessibilità dei salari rende le risposte allo shock petrolifero più neoclassiche (basate sulla sostituzione dei fattori nel contesto di piena occupazione) e meno keynesiane (basate su effetti dal lato della domanda come la “tassa petrolifera”). E poiché semplici calcoli suggeriscono che gli effetti neoclassici sul prodotto sono inferiori agli effetti keynesiani, quel mutamento rende meno potenti gli shock petroliferi.
    Anche Olivier Blanchard e Jordi Gali trovano qualche evidenza a favore di una maggiore flessibilità dei salari negli ultimi anni. Ma la loro ipotesi più speculativa è che la credibilità anti-inflazionistica della politica monetaria sia cresciuta dagli anni Settanta, il che ridurrebbe sia gli effetti inflazionistici sia le perdite di prodotto derivanti da shock petroliferi, presumibilmente riducendone l'impatto sulle aspettative inflazionistiche. E infatti i due autori trovano un minore impatto sull'inflazione attesa, ma loro stessi mettono in guardia dall'attribuire troppa importanza a tali conclusioni del loro modello, che definiscono “primitivo”.
    Lutz Kilian aggiunge alla lista due idee empiricamente interessanti, entrambe connesse al commercio internazionale. (5)
    Primo, i mutamenti nella struttura dell'industria automobilistica americana dal 1973, presumibilmente essi stessi una reazione agli shock petroliferi, fanno sì che gli americani non debbano più rivolgersi al mercato d'importazione se cercano veicoli più piccoli e più efficienti sotto il profilo dei consumi. Il risultato è che la domanda interna aggregata è caduta meno di quanto accadeva in precedenza dopo uno shock petrolifero. La moda dei suv rappresenta chiaramente un ritorno al passato sotto questo profilo e infatti l'industria americana dell'auto ne paga oggi il prezzo, come tutto il resto dell'economia. Inoltre, l'industria automobilistica interna, che ovviamente è sensibile a più alti prezzi della benzina, rappresenta oggi una quota minore dell'economia rispetto agli Settanta.
    In secondo luogo, lo shock petrolifero continuo del periodo 2002-2008 sembra derivare da una più forte domanda globale per la produzione industriale, non da shock di offerta o di domanda specifici del mercato del petrolio. Mentre prezzi in crescita del petrolio costituiscono ancora uno “shock petrolifero” per i paesi importatori come gli Stati Uniti, la crisi petrolifera recente è stata accompagnata da un più sostenuto andamento delle esportazioni, che ne ha attenuato l'impatto sulla domanda aggregata.
    Insomma, la ricerca di una spiegazione del perché gli shock petroliferi abbiano oggi un impatto minore di quanto è accaduto negli anni Settanta non è stata vana, anzi ha prodotto una lunga lista di fattori, nessuno dei quali sembra predominante, ma ognuno dei quali gioca un suo ruolo. Se ciò è vero, la spiegazione della stagflazione basata sullo shock di offerta resta oggi qualitativamente rilevante, ma meno importante quantitativamente di quanto non fosse in precedenza. Così, con un po' di fortuna e politiche sagge, non è necessario che gli shock alimentari ed energetici abbiano gli effetti devastanti sull'economia che invece hanno avuto gli shock di offerta degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta.

    (1)Tra i propugnatori di queste tesi, troviamo DeLong, J. Bradford, 1997, “America’s peacetime inflation: The 1970s”, in Reducing inflation: Motivation and strategy, eds. Christina D. Romer e David H. Romer, 247-280, Chicago: University of Chicago Press. Barsky, Robert B., Lutz Kilian, 2002, “Do we really know that oil caused the Great Stagflation? A monetary alternative”, in Nber Macroeconomics Annual 2001, eds. Ben S. Bernanke and Kenneth Rogoff, 137-183. Cecchetti, Stephen G., Peter Hooper, Bruce C. Kasman, Kermit L. Schoenholtz, Mark W. Watson, 2007, “Understanding the evolving inflation process”, U.S. Monetary Policy Forum working paper, July.
    (2)Blinder, Alan S., and Jeremy B. Rudd, 2008, “The supply-shock explanation of the Great Stagflation revisited”, Nber Working Paper no. 14563, December.
    (3)Blanchard, Olivier J., and Jordi Gali, 2007, “The macroeconomic effects of oil shocks: Why are the 2000s so different from the 1970s?” Nber Working Paper no. 13368, September. Hooker, Mark A., 1996, “What happened to the oil price-macroeconomy relationship?” Journal of Monetary Economics 38 (October): 195-213. Hooker, Mark A., 2002, “Are oil shocks inflationary? Asymmetric and nonlinear specifications versus changes in regime”, Journal of Money, Credit, and Banking 34 (May): 540-561. Nordhaus, William D., 2007, “Who’s afraid of a big bad oil shock?” Brookings Papers on Economic Activity 2: 219-240.
    (4)Bernanke, Ben S., Mark Gertler, and Mark Watson, 1997, “Systematic monetary policy and the effects of oil price shocks”, Brookings Papers on Economic Activity 1: 91-142.
    (5)Kilian, Lutz, 2007, “The economic effects of energy price shocks”, University of Michigan, October, mimeo.



    Foto: tratta da shell.com



    * Il testo in lingua originale è pubblicato su Vox.
    I commenti possono essere inviati in lingua originale al sito da cui l'articolo è tratto

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    • Jan 20 2009, 15h33
    ose che nessuno dice
    shako
    Oggi, 01:19 m.
    Nessuno sa di preciso quanto durerà la crisi: c’è chi dice continuerà per almeno 3-4 anni ancora e c’è chi dice che è già passata. Per quanto mi riguarda la crisi c’è da più o meno da quando sono nato e non è una novità.

    La confusione più grande credo sia dovuta dal fatto che non si riesca bene a capire cosa sia questa crisi. È la crisi degli imprenditori che non riescono a pagare i propri debiti e chiudono le loro attività? È la crisi del sistema produttivo e della recessione? È la crisi dei lavoratori che restano senza salario e contraggono i consumi? È la crisi delle banche che si sono esposte troppo e falliscono? È la crisi del sistema finanziario? Forse è la crisi del debito pubblico che deve risarcire il buco. Oppure è una crisi ambientale che non ci sono più fonti energetiche non rinnovabili e l’aria, la terra e l’acqua sono tutte inquinate.

    La crisi è una bestia molto complessa che nessuno è in grado di prevedere. Personalmente spero che vada a finire come dicono tutti: cioè che succederà niente. Ma se non dovesse andare così? Se dovessero accadere tutte quelle cose che ci sono scritte nei manuali di storia economica riguardo alle crisi che per comprare un panino non basta una carriola di denaro e la gente si ritrova a mangiare gatti e ratti per la fame.

    Vedo sempre meno ricchi sempre più ricchi e sempre più poveri sempre più poveri. Vedo il prezzo del petrolio tornare ai livelli di prima che arrivasse Bush dopo che mi ero già rassegnato a pensare che sarebbe cresciuto per sempre. Vedo molti disoccupati, come me, vivere a carico delle proprie famiglie. Vedo molti disoccupati che non hanno una famiglia e se la passano molto peggio. Vedo molti lavoratori ritrovarsi improvvisamente con molto tempo libero ed un sussidio statale. Vedo gli altri lavoratori più fortunati, che conservano il posto, vivere una non vita. Vedo un sacco di persone, che non ce la fanno ad andare avanti trovarsi, costrette a chiedere aiuto a chi ancora ce la fa.

    Mi chiedo fino a che punto questo stato delle cose riuscirà a reggere e fino a dove si potrà spostare l’equilibrio prima del grande botto. Prima che la fiducia muoia del tutto.

    Quando l’idea di poter scambiare un piatto di pasta con un pezzo di carta sarà considerata follia. Quando tutti avranno smesso di credere ai politici e agli scienziati. Quando ognuno sarà di se stesso il proprio esercito e la propria chiesa. Mi si creda. Io non vorrò esserci (a meno che non ci scappi un sacco di figa).

    La possibilità che l’amata società in cui vivo possa tramutarsi in un caos di miseria mi terrorizza. Ed è per questo che oggi mi esprimo.

    • [Usuário excluído] disse...
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    • Jan 20 2009, 15h46
    Non c’è nessun “dopoguerra”. Gli stolti chiamavano “pace” il semplice allontanarsi dal fronte. Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro. Oltre la prima duna gli scontri proseguivano. Zanne di animali, chimerici affondate nelle carni, il Cielo pieno d’acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla Terra. Gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani. Gli stolti gonfiavano il petto, parlavano di “libertà”, “democrazia”, “qui da noi”, mangiando i frutti di razzie e saccheggi. Difendevano la civiltà da ombre cinesi di dinosauri. Difendevano il pianeta da simulacri di asteroidi. Difendevano l’ombra cinese di una civiltà. Difendevano un simulacro di pianeta.

    • [Usuário excluído] disse...
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    • Jan 20 2009, 16h05
    LA PRODUZIONE TERMOELETTRICA
    Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38 per cento. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60 per cento. La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97 per cento. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sull’Ambiente, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili:
    - potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti
    - incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri commerciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi
    - estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di microcogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW
    - incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla microcogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai chilowattora riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote
    - applicazione della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano
    - eliminazione degli incentivi previsti dal Cip 6 alla combustione dei rifiuti in base al loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili
    - legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a questo
    - incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale
    - incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.

    IL RISCALDAMENTO DEGLI AMBIENTI
    Se fosse applicata la legge 10/91, per riscaldare gli edifici si consumerebbero 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile l’anno. In realtà se ne consumano di più.Dal 2002 la legge tedesca, e più di recente la normativa in vigore nella Provincia di Bolzano, fissano a 7 litri di gasolio al metro quadrato calpestabile l’anno il consumo massimo consentito nel riscaldamento di ambienti. La metà del consumo medio italiano. Utilizzando l’etichettatura in vigore negli elettrodomestici, nella Provincia di Bolzano questo livello corrisponde alla classe C, mentre alla classe B corrisponde un consumo non superiore a 5 litri di gasolio, o metri cubi di metano, e alla classe A un consumo non superiore a 3 litri di gasolio, al metro quadrato l’anno. Nel riscaldamento degli ambienti, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 deve articolarsi nei seguenti punti:
    - applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici
    - definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti
    - riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziarie per gli inadempienti
    - agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazione energetica col metodo “ESCO” (Energy ServiceCOmpany), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico
    - elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei

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    • Jan 21 2009, 18h13
    Obama: la svolta che non c’è
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 02:54 p.




    Mi sono eroicamente subito il discorso di investitura presidenziale di Obama dove ho ritrovato il solito minestrone di retorica, religione, supremazia, identico nella “cultura” americana di democratici e repubblicani, cortina fumogena che nasconde tutta la verità e dà la sensazione precisa e netta che mai dalla politica verrà un contributo di sincerità e chiarezza.

    Già si delinea il grande imbroglio che si pratica in tutte le “demokrazie” dove si vede che il linguaggio e le promesse della campagna elettorale, come per magia, si trasformano in scelte di uomini e ruoli che rappresentano una totale continuità con il governo precedente, facendo così della democrazia una farsa che prende per il culo la gente, come se ciò fosse la cosa più normale del mondo.

    La “discontinuità” con Bush ci sarebbe stata solo se Obama avesse detto alcune semplici ed evidenti verità: l’America è in crisi perché ha la pretesa di vivere al di sopra delle sue possibilità, ha la pretesa di dettare legge fuori dalle sue frontiere e per questo ha bisogno di un immenso esercito che costa 590 miliardi di dollari l’anno, e non è un esercito difensivo, ma aggressivo, ossia pensato e strutturato per portare la guerra fuori dalle proprie frontiere.

    E’ questo ruolo imperiale e prepotente che ha creato l’odio e la risposta terroristica contro l’America. L’America li ha fabbricati e continua a fabbricare i “terroristi”, i “nemici” e fa scuola a Israele che percorre la stessa strada da 50 anni.

    L’America è il paese più indebitato del mondo e ha cercato di esportare la sua crisi finanziaria con truffe e speculazioni a danno di istituti finanziari di mezzo mondo, dando uno spettacolo di cinismo e corruzione morale.

    L’America non ha saldi principi e lo dimostra impedendo il giusto fallimento di banche e industrie con l’immissione di soldi pubblici, alla faccia dell’osannato “liberismo”, consegnando soldi e potere ai ladri e ai truffatori affinché continuino un altro ciclo capitalista.

    L’America è il 5% della popolazione mondiale e brucia il 40% di tutte le risorse, inquinando in proporzione, e sarebbe ora che la smettesse di consumare più di quanto è in grado di produrre.

    Se l’America rinunciasse a voler essere la prima della classe e a comandare con la minaccia della sua forza militare, avrebbe il denaro sufficiente per non avere più bisogno del petrolio dei paesi arabi, producendo energia con le centrali “verdi” che richiedono solo di essere costruite in numero adeguato, e presto i cosiddetti “nemici dell’America” svanirebbero.

    Caro Veltroni, solo quando un presidente americano dirà queste elementari verità ci sarà quella “discontinuità” di cui vai cianciando, Obama oggi cerca una rivincita in Afghanistan dove ottusamente vuole portare più soldati, ma ogni bomba americana, anche lì, ogni strage di donne e bambini, creerà nuovi oppositori, finchè qualcuno non si accorgerà che i veri terroristi sono quelli che li fabbricano.

    Paolo De Gregorio

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    • Jan 22 2009, 16h19
    il sole nel motore Ferrari
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 01:02 p.




    Dopo anni di sbeffeggiamenti e irrisioni, che quelli come me hanno subito perché parlavano del sole come fonte di energia in grado di soddisfare ogni esigenza energetica e di far sparire per sempre dal vocabolario petrolio, atomo e uranio, eccoci, noi sognatori astratti acchiappanuvole, a godere profondamente del fatto che i tetti degli stabilimenti delle lavorazioni meccaniche della Ferrari di Maranello ospiteranno, in soli due anni, un sistema di pannelli fotovoltaici capaci di rendere l’azienda totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico. Ed è una ditta italiana, il gruppo Maccaferri, che costruirà l’impianto.

    Se la fabbrica tecnologicamente più avanzata d’Italia si rivolge al sole per l’energia di cui ha bisogno e risolve il problema in due anni, dimostra con assoluta certezza che, se ogni capannone industriale e ogni condominio montassero sui propri tetti questa tecnologia, in pochissimi anni non importeremmo più una goccia di petrolio e soprattutto non evocheremmo più lo spettro delle centrali nucleari che, comunque sono ancora tra di noi, pericolose, e con la impossibilità di essere smantellate perché non c’è ancora un sito dove le scorie nucleari possano essere stoccate senza pericolo (e sono passati di 20 anni dal referendum abrogativo del nucleare).

    Solo le lobby del petrolio, del gas e quelle dell’atomo, hanno interesse a bloccare la terza rivoluzione industriale, quella solare, e molti ostacoli vengono messi dai loro compari che sono in politica per rendere burocraticamente difficile l’iter per avere i permessi, rallentando così una rivoluzione che invece andrebbe accelerata e favorita in ogni modo, perché qui si tratta di fermare il riscaldamento globale provocato proprio dalla combustione di petrolio, gas, carbone.

    Cari navigatori, aiutatemi a far conoscere la scelta tecnica della Ferrari, forse un po’ con il senso di colpa per fabbricare auto che bruciano molto petrolio, ma comunque va conosciuto questo fatto che la colloca in “pole position” come lungimiranza e forse questo abbinamento tra sole ed alta tecnologia può far scattare nelle persone la voglia di imitare la bella scelta di Maranello e legittimare una volta per tutte la scelta del sole come partner affidabile, gratuito, democratico, perché splende su ogni casa e su ogni cosa e per questo è di una modernità assoluta.

    E non è detto che, una volta finito il petrolio, sia finalmente la Ferrari a primeggiare nel fabbricare i migliori propulsori elettrici per auto per farci muovere senza nuocere alla nostra salute, né a quella dell’ambiente.

    Il “sognatore” ringrazia.

    Paolo De Gregorio



    p.s.sono consapevole che la Ferrari è anche campione mondiale in messaggi funesti per il riscaldamento climatico (alta velocità) per questo accenno al senso di colpa, ma metto in rilievo la scelta positiva di oggi perchè spero che influenzi sia altri industriali che fans della F1

  • imbuteria said...

    14 Feb 2009, 21:22
    occhio, oggi ultima possibilità.
    tornano i castigamatti!

    scappate finchè siete in tempo!

    funnels factory
    we proudly support!
    Permalink Edit Quote
    imbuteria said...

    15 Feb 2009, 15:18
    attenti a voi!
    ultimi momenti di libertà, scappate veloci, via via sciò
    appena ci ridaranno il trono feroci rappresaglie, purghe staliniane, dolci euchessine, clisteri e lassativi, docce scozzesi e cani pechinesi

    fuggite!!!!!!!

    funnels factory
    we proudly support!

  • costa poco e permetterebbe un enorme risparmio

    fammiscegliere.com
    Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo "fammi scegliere" perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d'incoscienza. Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell'individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l'esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi. L'adesione alla campagna si concretizza nell'esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati. Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana.
    Fammi scegliere, voglio il testamento biologico, voglio una buona legge.

    http://www.lastfm.it/group/fammiscegliere


    http://www.fammiscegliere.com/

  • NOI CI SIAMO
    Ieri, 10:07 p.

    Mentre scrivo, gli amici in piazza Farnese per la manifestazione di MicroMega per la libertà di scelta e contro il governo Berlusconi mi dicono che la piazza è gremita, e anche le strade vicine. Dieci giorni fa in piazza Santi Apostoli, pur dimezzata dal recinto dei tremebondi organizzatori del Pd, c’erano poche centinaia di persone ad ascoltare Oscar Luigi Scalfaro in difesa della Costituzione assaltata dal duce di Arcore mentre moriva una povera ragazza in coma vegetativo da 17 anni.

    Mentre il Pd si avvia al suicidio definitivo, respingendo la richiesta di nomi nuovi e primarie subito che sale dalla base, e nominando dall’alto tal Franceschini alla guida del principale (ancora per poco) partito di opposizione, l’unica presenza visibile e crescente contro il regime berlusconiano è quella della società civile che chiede una politica nuova e pulita, cioè una politica. Motivo in più per non scoraggiarsi e per insistere. Motivo in più per cogliere ogni occasione utile per mostrare che ci siamo, e siamo in tanti.

    Qualche mese fa, quando nessuno lanciava l’allarme per la Costituzione minacciata, Massimo Fini mi propose un appello. L’abbiamo messo in rete e abbiamo raccolto, praticamente a mani nude, quasi 30 mila firme. Grazie ai tanti cittadini comuni che han fatto girare la voce e ai tanti blog che l’hanno fatto proprio. Ora molti amici di questo blog ci domandano che cosa ne facciamo di quelle firme. Ci abbiamo pensato anche noi. Mandarle a qualche partitocrate, perché le cestini? Spedirle al Quirinale, magari per ricevere una letterina di un burocrate che ci ringrazia e assicura la massima attenzione? No, meglio lasciar perdere. Il valore di quelle firme è in quelle firme: un segnale visibile, una presenza importante, un sasso nello stagno. Non una lista di nomi, ma una comunità viva e vitale di persone che “ci mettono la faccia” per far sapere che la Costituzione sono pronti a difenderla a ogni costo. Ora sappiamo su quanti e su chi possiamo contare, e non è escluso che presto o tardi potremo coinvolgerli in qualche iniziativa più concreta.

    Nessuna manifestazione, nessun appello, nessuna petizione è sufficiente, da sola, a cambiare le cose. Come nessuno di noi, da solo, può incidere più di tanto su una realtà che non ci piace. Ma tutti insieme, con tutte le armi legali che ci sono consentite, possiamo fare molto. Il regime comincia a scricchiolare, anche se riesce ancora a nascondere bene i suoi scricchiolii. Un giorno, magari non troppo lontano, quando meno ce lo aspettiamo, cederà di colpo. Come il muro di Berlino, nel 1989. Come la Prima Repubblica, nel 1992-’93. E noi saremo lì, pronti. Anzi, ci siamo già.

    Segnalazioni

    Proposta operativa per tutti quelli, credenti e no, che pensano che la libertà di scelta individuale è fondamentale in una società civile e che non si possa mai imporre a un altro di vivere e agire secondo scelte e opinioni che non condivide. Come al solito, se trovate che sono un ragazzo invasivo, me lo dite e la prossima non ve la mando. Che la Forza sia con voi.
    Stefano Disegni












    Fine vita: Tabucchi: ddl governo è sequestro di stato del nostro corpo. Intervenga l'Europa (Micromega.net)

    Perché Sandremo è Sandremo - il video di Roberto Corradi

  • ogm sì ogm no ogm forse e la terra dei cachi?

    OGM: il ritorno di Schmeiser
    Dario Bressanini
    Ieri, 08:35 p.
    A volte ritornano.

    Tempo fa vi avevo raccontato la storia di Percy Schmeiser, l’agricoltore canadese citato in giudizio da Monsanto per l’utilizzo senza pagamento di royalties di semi di colza OGM.

    Quello che mi premeva spiegare in quell’articolo, al di là della propria posizione nei confronti degli ogm, era come i media italiani avessero dato una visione distorta, al limite della falsificazione, di come fosse andata veramente la vicenda.

    Perché ritorno sulla vicenda? Perché Percy Schmeiser è in tour in Italia. Sarà a Pollenzo, all’Università di Scienze Gastronomiche il 25 febbraio, il 26 a Milano, il 27 febbraio a Bologna, il 2 marzo a Firenze e il 4 marzo a Roma.

    A leggere i comunicati stampa e vari blog sono francamente costernato: ancora una volta si racconta la favoletta del povero agricoltore-Davide che combatte contro il golia-Monsanto perché si è trovato i campi “contaminati”.

    Ecco ad esempio uno dei tanti esempi presi dalla rete:

    la Corte suprema canadese ha infatti sentenziato che non importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta. Il solo fatto che sui loro campi si trovasse DNA sotto brevetto era sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto.

    Se avete letto il vecchio articolo sapete che la storia non è andata proprio così. Sapete che Schmeiser ha trovato della colza geneticamente modificata ai margini di un suo campo, e nei tre gradi di giudizio, tutti vinti da Monsanto, non si è mai riusciti a capire l’origine di quella colza: se da “contaminazione” o, come suggeriva invece la multinazionale, addirittura ottenuti illegalmente dall’agricoltore. Tuttavia il punto non è come sono stati trovati quei semi. Il punto, che ha reso Percy passibile di denuncia e condannato nei tre gradi di giudizio, è stato che l’agricoltore, invece di distruggere quelle piante, o di chiedere a Monsanto la bonifica a sue spese, le ha irrorate di erbicida, su tre acri, in modo da selezionare solo quelle e uccidere le piante di colza normale.

    Schmeiser raccoglie la colza ogm dai tre acri spruzzati in precedenza con l’erbicida ma non li vende. Li tiene invece separati, e li immagazzina per l’inverno, ben sapendo che sono semi ogm. L’anno successivo Schmeiser pianta in nove campi i semi trattati, per un totale di 1030 acri.

    Tutt’altro che sgraditi, quindi, quei semi ogm.

    Che io venga fulminato all’istante se c’è un solo resoconto dei giornali o un comunicato stampa che racconta questo fatto (tutto documentato dalle tre sentenze disponibili in rete). Si vuole sempre far passare Schmeiser come il povero cristo vessato dalla cattiva Monsanto.

    In tutti i tre gradi di giudizio Schmeiser è risultato colpevole. Ecco cosa dice la Corte Suprema canadese:

    “Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

    La corte mette ben in chiaro che non è semplicemente il “possesso” di semi brevettati a causare il processo. Non esiste proprio che, solo per la presenza di tracce di geni brevettati soffiati dal vento, la Monsanto arriva e prende possesso dei campi, come si legge, per terrorizzare gli agricoltori, in molti siti web.

    Come conclude il giudice della corte federale:

    “Nel 1998 Mr. Schmeiser ha seminato piante di canola resistente al glifosate, salvate dal raccolto del 1997, che sapeva o avrebbe dovuto sapere erano resistenti al Roundup, e quei semi erano la principale sorgente di semi per la semina successiva di tutti i 9 campi di colza del 1998. E’ stata la coltivazione, il raccolto e la vendita di quella colza, in quelle circostanze, che ha reso Mr. Schmeiser passibile di una azione legale.”

    Questi sono i fatti stabiliti dal giudice e, nota al paragrafo 65: non contestati da Schmeiser.

    Il giudice nota ancora:

    “Gli agricoltori possono benissimo dimostrare che non hanno mai avuto l’intenzione di coltivare colza contenente il gene brevettato. Ad esempio possono provare che la presenza è accidentale (nota mia: difficile farlo in questo caso visto che la “contaminazione” era del 95%-98% e il più vicino campo OGM era a 8 Km). Possono mostrare che hanno operato per eliminare la colza indesiderata, o mostrare che la concentrazione è compatibile con una contaminazione casuale”.

    Nota anche il giudice di primo grado che in vari casi, su richiesta di agricoltori, due dei quali testimoni al processo, la Monsanto è intervenuta interamente a proprie spese per eliminare delle piante di colza indesiderate.

    Ai vari incontri del tour di Schmeiser parteciparanno vari “attori” chiaramente interessati a demonizzare gli ogm (ne abbiamo discusso varie volte): produttori e distributori di prodotti biologici come NaturaSì, Rapunzel, FederBio o Coop. Sono strategie commerciali, ci stanno e posso capirlo. Non mi piace che si distorca la realtà ma lo comprendo, lo si fa continuamente nella pubblicità di ogni genere.

    Quello che mi piace meno è che a questi incontri partecipino dei rappresentanti delle istituzioni, come l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni o Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana.

    Ma quello che più di tutto mi fa andare in bestia è che Percy Schmeiser parlerà in una Università, a Pollenzo, alla facoltà di Scienze Gastronomiche, davanti a degli studenti. L’Etica della ricerca scientifica *impone* la ricerca della verità, sopra ogni ideologia, *CONTRO* ogni ideologia, che sia religiosa, politica o quella di Slow Food. Probabilmente sono un illuso, perché mi dovrei stupire? Ormai nelle nostre Università sono venuti a parlare anche “nani e ballerine”, che vuoi che sia Percy Schmeiser. “Non donna di province ma bordello” scrisse Dante. Parlando dell’Italia, certo, ma direi che il verso qui si adatta anche alle nostre Università.

    Qualcuno racconterà agli studenti universitari di Pollenzo la storia completa di come sono andate le cose? Qualcuno si alzerà a chiedere “Mr. Schmeiser, ci spieghi come mai invece di buttare le tanto odiate piante ogm le ha accuratamente selezionate, conservate per l’inverno, trattate per la semina e piantate l’anno successivo su 1030 acri? Non le facevano schifo gli ogm?” ?

    Qui, badate bene, non si sta discutendo se gli ogm convengano o meno, se facciano male o meno, se siano adatti all’agricoltura italiana o meno, se sia giusto o no brevettare dei geni. Stiamo parlando di raccontare la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità!

    Questo blog lo leggono in pochi, ma spero che qualche studente dell’Università di Scienze Gastronomiche mi legga. Mi rivolgo a te, anonimo studente: fai leggere l’articolo originale ai tuoi compagni di studi, e se non ti fidi di quello che dico (un sano scetticismo deve sempre far parte del bagaglio di ogni scienziato) ancora meglio leggiti le tre sentenze dei vari processi. E trai le tue conclusioni, con spirito critico. Questo è ciò che dovrebbe creare e rafforzare il percorso di studi universitario.

    E se qualcuno di voi lettori ha un blog, e condivide queste idee, sarebbe una buona cosa scrivere due righe sull’argomento nel vostro blog, magari con un link all’articolo originale, in modo da diffondere il più possibile la corretta informazione su come si sono svolti i FATTI.

    Non vorrei trovarmi quest’estate Schmeiser invitato alla scuola estiva del Partito Democratico, se esisterà ancora, dopo che lo scorso anno hanno invitato Vandana Shiva.

    E non me ne frega nulla della colza ogm, da cui per altro l’Italia dipende come mangime per la produzione, tra le altre cose, di Parmigiano, Grana, Prosciutto di Parma e San Daniele. Se per assurdo venisse resa obbligatoria, da disciplinare, l’alimentazione delle bestie con mangimi ogm-free per questi prodotti DOP la produzione Italiana crollerebbe. Questo lo sanno benissimo anche i nostri agricoltori, sicuramente anche il presidente della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, che parteciperà all’incontro con Schmeiser. E infatti nessuno si sogna minimamente di vietare le importazioni di mangimi ogm, perfettamente legali e indispensabili all’agricoltura italiana.

    Badate bene che non ho nessun tipo di conflitto di interessi riguardo agli ogm. Con me non funzionano gli attacchi ad personam che troppo spesso vedo rivolti, da parte di chi ha pochi argomenti, a chi come l’ex ministro Umberto Veronesi ogni tanto parla in termini favorevoli delle tecnologie transgeniche. Io non sono finanziato da nessuno.

    E’ che francamente la disinformazione in Italia sull’argomento ha raggiunto livelli veramente tossici, e se non posso sperare che il Ministro Zaia legga i miei articoli, posso almeno cercare di raggiungere qualche studente. Chissà, magari uno di questi sarà il ministro dell’agricoltura del futuro. Prima o poi, statisticamente, almeno uno che abbia una visione chiara e non ideologica della faccenda lo dovremo pure trovare….

    Dario Bressanini

  • Crisi:il subdolo ottimismo
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 04:51 p.
    Avvantaggiato dal fatto di non essere un economista, e quindi non uno di coloro totalmente incapaci di prevedere la grande crisi che stiamo vivendo, vorrei offrire alla discussione qualche mia riflessione.

    Da quello che vedo, sento, o leggo e capisco, la grande crisi può essere affrontata in due modi:

    -un modo è quello, diciamo conservatore, che non mette in discussione nulla. Cerca di avere soldi statali per continuare nelle stesse logiche ed impostazioni che hanno generato la crisi, che viene giudicata un incidente di percorso e non il fallimento del ciclo capitalista che non ha più nessuna credibilità e fiducia nel cuore del suo potere che sono appunto le banche.

    Non è superfluo continuare a ricordare che all’origine della crisi vi sono mostruose truffe pensate ed attuate da istituti che hanno deliberatamente ingannato i loro clienti, e questo fatto è irrimediabile, perché la fiducia, e questo avviene anche tra le persone sposate o tra gli amici, quando viene tradita non si ristabilisce più, e allora sono dolori.

    Non dobbiamo nemmeno dimenticare che la cornice in cui si è sviluppata la crisi è quella della globalizzazione e della forte interdipendenza finanziaria e commerciale fra la maggior parte dei paesi del globo, che incominciano a vedere i lati fortemente negativi del fenomeno e molti pensano al protezionismo o a rimodulare la loro economia verso i consumi interni.

    L’esempio più chiaro della fragilità dei paesi più esposti alla globalizzazione ci viene da un paese con il PIL in attivo, la Cina, che ha strutturato una importante fetta della sua capacità produttiva per soddisfare il mercato americano, e, se la capacità di spesa e di consumo dei cittadini americani continuerà a diminuire, la Cina si troverà con milioni di disoccupati e problemi sociali gravissimi.

    L’altro immenso problema, di cui ancora pochi vogliono tener conto, e parliamo sempre della Cina, e che questo enorme sviluppo è stato ottenuto con dei prezzi ambientali devastanti, con la maggior parte della energia prodotta dalla combustione del carbone, fattore che ha accelerato la seconda più grave crisi, dopo quella finanziaria, che è quella del riscaldamento globale.

    -L’unica via di uscita dal disastro finanziario ed ambientale della globalizzazione, e siamo alla seconda ipotesi, è buttare al cesso gli ottimismi di facciata, riconoscere il fallimento della globalizzazione, nazionalizzare le banche in fallimento e progettare, in ogni nazione, uno sviluppo nuovo, moderno, ecologico, che metta in evidenza, a carattere cubitali, la necessità di uno sviluppo SOSTENIBILE, fondato su basi economiche solidissime, che sono il controllo delle banche e il taglio delle spese militari, per ristrutturare l’economia in due settori fondamentali, quello energetico e quello della agricoltura, per ottenere in pochi anni l’autosufficienza energetica con le rinnovabili, e l’autosufficienza alimentare con una agricoltura ristrutturata (tutta biologica) per soddisfare i consumi interni, legata al territorio e a km zero.

    E’ un percorso possibile, che ha al suo interno delle felici conseguenze, una di queste sarebbe il progressivo disinteresse a controllare il petrolio mondiale, e quindi una prospettiva di pace, l’altra, implicita nella fine dell’economia globale, la scomparsa dei flussi migratori sostituiti dalla ricerca della sostenibilità in ogni nazione tra il proprio territorio e le proprie risorse e il numero di bocche da sfamare e fermare così responsabilmente la devastante sovrappopolazione.

    Da una crisi strutturale mondiale non si esce con l’ottimismo di facciata né percorrendo le stesse strade che l’hanno causata.

    Se solo si tenesse conto delle valutazioni serie, scientifiche, degli studiosi che ci parlano di emergenze ambientali da affrontare immediatamente, e non delle vuote e false parole di politicanti ignoranti, asserviti alle lobby economiche, il percorso da fare apparirebbe logico, innovativo, indispensabile, civile, democratico.

    Assurde appaiono le decisioni del governo italiano di cantierare l’alta velocità Torino-Lione, di pensare al Ponte sullo stretto di Messina, di pensare al nucleare con l’uranio in esaurimento e comunque dipendente da miniere lontane, scelte che appaiono di continuità con la globalizzazione, mentre vediamo già nei porti accumularsi piramidi di container abbandonati e intere navi messe in disarmo, con l’equipaggio a bordo, per rinuncia all’acquisto delle merci trasportate. Cifre colossali che si riveleranno sprecate per sostenere uno sviluppo sbagliato, distruttivo e fallito.

    Paolo De Gregorio

  • l nucleare italiano visto dalla Spagna
    LeleDiFranco
    Oggi, 09:05 m.
    Questa mattina leggevo su El Pais, qui a Madrid, che il presidente Berlusconi e il francese Sarkozy hanno firmato a Roma un accordo di cooperazione che aprirà il mercato italiano alla costruzione di nuove centrali nucleari sul nostro territorio.

    Leggere queste notizie, in una terra come la Spagna che da tempo ha deciso di non costruire più nuove centrali e di dismettere quelle esistenti, ha un sapore asperrimo insopportabile per me che amo il mio stivale.

    Sono molto preoccupato per il mio vecchio belpaese, sono preoccupato ancor di più perché, da uno studio del governo italiano, emergerebbe che tra le varie sedi individuate per stoccare scorie radioattive ci siano Puglia (la mia terra) e Basilicata. Non è dato sapere quali siano esattamente le coordinate di tali siti giacché proprio il governo italiano ha varato tempo fa una legge secondo la quale tali informazioni non devono essere divulgate perché d’interesse strategico.


    Sono preoccupato molto per la mia terra, per quello che accade e per la manipolazione che politica e media stanno facendo del tema nucleare.

    Nel corso degli anni gli eventi hanno dimostrato ampiamente che la generazione di energia elettrica attraverso i sistemi nucleari è stata un fracasso economico, tecnologico, ambientale e sociale che ha causato già gravi problemi alla salute pubblica ed all’ambiente.

    L’energia nucleare, nei suoi 60 anni di esperienza, non ha ancora raggiunto l’obiettivo di risolvere i suoi problemi di sicurezza, anzi, ha dato evidenti segnali di pericolosità come lo è stata la catastrofe di Chernobil e gli ultimi eventi in Francia. Ha prodotto scorie che, grazie al loro alto potere radioattivo, persisteranno per centinaia di anni nell’ambiente continuando a generare svariate forme di malformazioni genetiche sull’uomo (ne sono esempio le centinaia di migliaia di casi all’anno che vengono registrati dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità).

    Inoltre quello dell’energia nucleare è risultato essere un investimento scarsamente “redditizio”, avendo necessità di enormi capitali con un periodo di ammortamento che in molti casi supera i 30 anni (come si evince da svariati studi, non ultimo quello del premio nobel per la fisica Rubbia).

    Negli anni 80 tutti questi inconvenienti portarono l’industria nucleare ad un declino, riducendo notevolmente i progetti mondiali in tal senso.

    Oggi si registra una nuova spinta al nucleare da parte delle stesse lobby di un tempo; viviamo una fase storica crtitica nella quale risulta più semplice confondere l’opinione pubblica sulla questione nucleare, l’energia è diventata un bene prezioso, il petrolio è una fonte in via di esaurimento e le speculazioni sono forti. Tutto ciò ha spostato la nostra attenzione su questioni lontane dai problemi che l’energia nucleare provoca.

    I motivi per i quali è necessario esprimere la nostra assoluta contrarietà a tale forma di energia sono semplici:



    La tragedia di Chernobil ha dimostrato l’enorme capacità distruttiva del nucleare ed i suoi ineludibili limiti;
    L’energia nucleare non è pulita in quanto genera pericolosissimi residui radioattivi che permangono per centinaia di anni nell’ambiente;
    L’energia nucleare è molto cara, ha bisogno di notevoli finanziamenti statali dovuti alla costruzione, al trattamento dei residui e alla dismissione;
    L’energia nucleare non è necessaria, stati come la Germania, la Spagna e la Svezia sono l’esempio di come la volontà politica ha dato un forte impulso alle fonti rinnovabili riducendo notevolmente CO2 e dipendenza energetica da fonti fossili;
    L’energia nucleare non è rinnovabile, dipende dall’uranio 235 che, come il petrolio, ha riserve limitate.


    Abbandonare l’energia nucleare è esclusivamente una questione di volontà politica giacchè non esiste nessun problema tecnico, energetico ed economico che impedisca di sostituire questa forma di energia con quelle rinnovabili come eolico, fotovoltaico, solaretermico, geotermia, idroelettrico, biomassa, etc.

    Solo il giusto mix di queste fonti potrà salvarci dalla catastrofe che l’uomo sta provocando.

    Difendere l’essere umano e l’ambiente è una necessità che ben si sposa con lo sviluppo economico e non si contrappone ad esso come molti sostengono; il mondo, per nostra fortuna, è pieno di buoni esempi.

    E’ tempo di mobilitazioni, è tempo di piazza.

  • Ricevo questa mail da Brizzly, che volentieri pubblico.

    Questa sera la notizia di testa dei telegiornali nazionali riguardava la notizia dell'accordo fra il nostro Presidente del Consiglio e quello francese sulla realizzazione di nuove centrali nucleari in Francia e appena possibile anche in Italia, nonostante il referendum con il quale nel 1987 il nostro Paese, anzi gli italiani una volta tanto, abolirono questa forma di energia.
    Oggi la televisione fa passare il nucleare come forma di energia alternativa, indispensabile e soprattutto pulita, senza citare i costi e i tempi di costruzione, i rischi sempre presenti e il problema mai risolto delle scorie, trasmettendo l'idea che le energie rinnovabili non sono e non saranno mai sufficienti e che sarebbero quindi una scelta perdente.

    Nel giugno del 2008 è stata presentata ad Angeli di Rosora (AN) la LEAF HOUSE, la prima casa italiana ad emissioni zero, ossia totalmente autosufficiente, in grado di prendere tutta l'energia di cui necessita dalla natura: genera l'elettricità dalla luce solare, raccoglie e filtra l'acqua piovana rendendola potabile, utilizza una pompa geotermica per il riscaldamento che mantiene stabile la temperatura sia d'estate che d'inverno grazie a sondini sotterrati a 100 metri di profondità, oltre a infissi e mura costruiti in modo da evitare ogni dispersione di calore.
    La casa è pronta ad essere affittata in via sperimentale ad alcuni dipendenti dell'azienda progettatrice Loccioni, i quali non avranno ALCUNA BOLLETTA DA PAGARE, in una società in cui i costi dell'energia saranno sempre più elevati nonostante la televisione ci dica che scenderanno oggi del 2% e domani del 4%.
    I costi di costruzione di quest'abitazione sono rispetto agli appartamenti tradizionali del 10-15% maggiori e attualmente ammortizzabili in meno di 10 anni, ma con l'inevitabile sviluppo del settore e della tecnologia saranno destinati a scendere così come quelli necessari alla manutenzione.
    Questo tipo di casa non è un sogno, ma è reale. Qui trovate la brochure che ne spiega tutti gli aspetti:
    http://www.leafcommunity.com/download/Brochure_Leaf_House.pdf
    e per chi non ha voglia di leggere qui c'è un video realizzato da rainews24:
    http://www.youtube.com/watch?v=yO3E8vrb_tQ

    Dal 1999 nella città di Barcellona vige un decreto che prevede l'obbligo (rispettato) di installazione di pannelli solari sugli edifici di nuova costruzione e ristrutturazione.
    Un paese come la Germania produce da fonti rinnovabili energia in quantità almeno 10 volte superiore a quella prodotta dall'Italia con questi mezzi.
    Dal 2016 in Inghilterra tutte le nuove abitazioni dovranno essere costruite ad emissioni zero.
    Per non parlare di Olanda, Svezia, Danimarca...
    Noi invece, ancora una volta stiamo decidendo di rimanere indietro.

    Io sono un sognatore e sogno di vivere un giorno in una città in cui tutte le case saranno così e in cui ci si muoverà solo con trasporti pubblici e non inquinanti, ma sono sicuro che almeno la mia, quando deciderò di comprarla, sarà così.

    Tenete informata la nazione, per favore, fate girare questa mail

  • Esplode in Italia l'investimento in rinnovabili
    In controtendenza, è uno dei settori più in crescita anche in Europa
    25 febbraio 2009. Secondo un recentissimo rapporto di Invitalia - l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa - la ricerca e gli investimenti nelle tecnologie legate alle energie rinnovabili si confermano uno dei settori più in crescita in Europa e in Italia. Un dato, questo, in netta controtendenza con la situazione economica mondiale: lo stesso governatore della banca d’Italia, Draghi, prevede infatti almeno due anni roventi sul fronte economico/occupazionale e certo non solo per l’Italia.

    E’ pur vero che, particolarmente in casa nostra, non erano stati fatti investimenti massicci in questi settori ma, se andiamo a comparare il numero dei progetti destinati alle tecnologie ambientali in Europa negli anni 2007 e 2008 notiamo un incremento del 54% che porta il numero dei progetti – in un solo anno – da 81 a 125.

    Il volume di investimenti è di conseguenza raddoppiato vedendo al primo posto, con 33 miliardi di dollari, appunto, le tecnologie ambientali. E, a catena, anche qui in eclatante controtendenza è il boom dei titoli in Borsa, dove il valore delle azioni delle aziende operanti nel settore delle rinnovabili è aumentato del 400% dalla quotazione.
    In Italia – dato il ritardo prima accennato negli investimenti – il dato è addirittura eclatante: si parla di una crescita del capitale investito di ben il 594%, in cifre da 144 milioni a 1 miliardo di dollari.

    Considerando le potenzialità a livello di specificità territoriali, i progressi in ambito di energia eolica, solare e termica in Italia, sembrano davvero solo all’inizio. Uno degli ambiti in cui porterà senz’altro cambiamenti positivi è quello della creazione di posti di lavoro. Negli Stati Uniti si calcola che il pacchetto di aiuti anticrisi messo in campo dal presidente Barack Obama creerà ben 100mila nuovi posti di lavoro nel settore delle rinnovabili.
    Imma Di Nard

  • Il nucleare non passerà. La linea del Piave sarà la conoscenza dei cittadini. Infatti, chi conosce il nucleare, i suoi costi, i suoi effetti, gli enormi rischi, lo evita e manda a fanculo chi lo promuove. Il blog ha intervistato alcuni dei più importanti esperti di energia del mondo sul nucleare e sulle energie alternative. Le loro testimonianze saranno raccolte in un dvd dal titolo "No Nuke" disponibile in maggio.
    Perchè lo psiconuke vuole il nucleare? Perchè lo vuole "presto" la Marcegaglia degli inceneritori? E' una questione di soldi, dei nostri soldi, delle notre tasse. L'industria del nucleare, in abbandono in tutto il mondo, ha bisogno di enormi investimenti, di aiuti permanenti da parte dello Stato. E' una grande torta che fa impallidire la tassa sulla bolletta dell'energia elettrica usata per gli inceneritori. Se il CIP6 ha succhiato miliardi dalle rinnovabili per darli agli industriali e ai petrolieri, il nucleare regalerà decine di miliardi di euro alla Confindustria e a messieur Sarkozy. L'industria nucleare francese ha bisogno di esportare le sue tecnologie per sopravvivere.
    Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

    Lester Brown, da "No Nuke".
    "La prima cosa che guardiamo all' Earth Policy Institute dove studiamo diverse forme di energia alternativa è il calcolo economico... La gente chiede: dovremmo convertirci al nucleare, o tornare al nucleare? Credo che negli Stati Uniti nessuno comperi più un reattore nucleare da 29 anni ormai... il costo delle tariffe elettriche di una centrale nucleare dovrebbe comprendere i costi per lo smaltimento delle scorie, il costo di un'assicurazione contro incidenti nucleari, il costo di costruzione e di smantellamento dell'impianto. Negli Stati Uniti abbiamo scoperto che il costo di smantellamento di una centrale è superore al costo di costruzione. Quando consideriamo la totalità dei costi, una centrale nucleare non esce nemmeno dalla scatola di montaggio: semplicemente non è competitiva... Negli Stati Uniti abbiamo 103 centrali nucleari, tutte vecchie di almeno trent'anni. Non esiste ancora una struttura di stoccaggio dei rifiuti permanente. Ma abbiamo investito 90 miliardi di dollari nello sviluppo di una struttura sotto lo Yucca, in Nevada... E' un investimento di un miliardo di dollari a centrale, è straordinariamente costoso... Quello che cercano di fare gli operatori è scaricare i costi sui governi e quindi sulle tasse dei contrbuenti. Perchè sanno che se dovessero inserire i costi nelle bollette dell'elettricità, i consumatori non lo accetterebbero..."

  • OGM: il ritorno di Schmeiser
    Dario Bressanini
    feb 23, 08:35 p.


    A volte ritornano.

    Tempo fa vi avevo raccontato la storia di Percy Schmeiser, l’agricoltore canadese citato in giudizio da Monsanto per l’utilizzo senza pagamento di royalties di semi di colza OGM.

    Quello che mi premeva spiegare in quell’articolo, al di là della propria posizione nei confronti degli ogm, era come i media italiani avessero dato una visione distorta, al limite della falsificazione, di come fosse andata veramente la vicenda.

    Perché ritorno sulla vicenda? Perché Percy Schmeiser è in tour in Italia. Sarà a Pollenzo, all’Università di Scienze Gastronomiche il 25 febbraio, il 26 a Milano, il 27 febbraio a Bologna, il 2 marzo a Firenze e il 4 marzo a Roma.

    A leggere i comunicati stampa e vari blog sono francamente costernato: ancora una volta si racconta la favoletta del povero agricoltore-Davide che combatte contro il golia-Monsanto perché si è trovato i campi “contaminati”.

    Ecco ad esempio uno dei tanti esempi presi dalla rete:

    la Corte suprema canadese ha infatti sentenziato che non importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta. Il solo fatto che sui loro campi si trovasse DNA sotto brevetto era sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto.

    Se avete letto il vecchio articolo sapete che la storia non è andata proprio così. Sapete che Schmeiser ha trovato della colza geneticamente modificata ai margini di un suo campo, e nei tre gradi di giudizio, tutti vinti da Monsanto, non si è mai riusciti a capire l’origine di quella colza: se da “contaminazione” o, come suggeriva invece la multinazionale, addirittura ottenuti illegalmente dall’agricoltore. Tuttavia il punto non è come sono stati trovati quei semi. Il punto, che ha reso Percy passibile di denuncia e condannato nei tre gradi di giudizio, è stato che l’agricoltore, invece di distruggere quelle piante, o di chiedere a Monsanto la bonifica a sue spese, le ha irrorate di erbicida, su tre acri, in modo da selezionare solo quelle e uccidere le piante di colza normale.

    Schmeiser raccoglie la colza ogm dai tre acri spruzzati in precedenza con l’erbicida ma non li vende. Li tiene invece separati, e li immagazzina per l’inverno, ben sapendo che sono semi ogm. L’anno successivo Schmeiser pianta in nove campi i semi trattati, per un totale di 1030 acri.

    Tutt’altro che sgraditi, quindi, quei semi ogm.

    Che io venga fulminato all’istante se c’è un solo resoconto dei giornali o un comunicato stampa che racconta questo fatto (tutto documentato dalle tre sentenze disponibili in rete). Si vuole sempre far passare Schmeiser come il povero cristo vessato dalla cattiva Monsanto.

    In tutti i tre gradi di giudizio Schmeiser è risultato colpevole. Ecco cosa dice la Corte Suprema canadese:

    “Mr. Schmeiser si è lamentato che le piante, originariamente, sono arrivate sul suo campo senza il suo intervento. Tuttavia egli non ha spiegato per nulla perché ha spruzzato il Roundup per isolare le piante Roundup Ready trovate sul suo campo, perché ha coltivato e raccolto le piante, salvato e isolato i semi, perché li ha piantati successivamente e come ha fatto a finire con 1030 acri di colza Roundup Ready, che gli sarebbero altrimenti costati $15000”

    La corte mette ben in chiaro che non è semplicemente il “possesso” di semi brevettati a causare il processo. Non esiste proprio che, solo per la presenza di tracce di geni brevettati soffiati dal vento, la Monsanto arriva e prende possesso dei campi, come si legge, per terrorizzare gli agricoltori, in molti siti web.

    Come conclude il giudice della corte federale:

    “Nel 1998 Mr. Schmeiser ha seminato piante di canola resistente al glifosate, salvate dal raccolto del 1997, che sapeva o avrebbe dovuto sapere erano resistenti al Roundup, e quei semi erano la principale sorgente di semi per la semina successiva di tutti i 9 campi di colza del 1998. E’ stata la coltivazione, il raccolto e la vendita di quella colza, in quelle circostanze, che ha reso Mr. Schmeiser passibile di una azione legale.”

    Questi sono i fatti stabiliti dal giudice e, nota al paragrafo 65: non contestati da Schmeiser.

    Il giudice nota ancora:

    “Gli agricoltori possono benissimo dimostrare che non hanno mai avuto l’intenzione di coltivare colza contenente il gene brevettato. Ad esempio possono provare che la presenza è accidentale (nota mia: difficile farlo in questo caso visto che la “contaminazione” era del 95%-98% e il più vicino campo OGM era a 8 Km). Possono mostrare che hanno operato per eliminare la colza indesiderata, o mostrare che la concentrazione è compatibile con una contaminazione casuale”.

    Nota anche il giudice di primo grado che in vari casi, su richiesta di agricoltori, due dei quali testimoni al processo, la Monsanto è intervenuta interamente a proprie spese per eliminare delle piante di colza indesiderate.

    Ai vari incontri del tour di Schmeiser parteciparanno vari “attori” chiaramente interessati a demonizzare gli ogm (ne abbiamo discusso varie volte): produttori e distributori di prodotti biologici come NaturaSì, Rapunzel, FederBio o Coop. Sono strategie commerciali, ci stanno e posso capirlo. Non mi piace che si distorca la realtà ma lo comprendo, lo si fa continuamente nella pubblicità di ogni genere.

    Quello che mi piace meno è che a questi incontri partecipino dei rappresentanti delle istituzioni, come l’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni o Maria Grazia Mammuccini, amministratrice dell’Arsia/Regione Toscana.

    Ma quello che più di tutto mi fa andare in bestia è che Percy Schmeiser parlerà in una Università, a Pollenzo, alla facoltà di Scienze Gastronomiche, davanti a degli studenti. L’Etica della ricerca scientifica *impone* la ricerca della verità, sopra ogni ideologia, *CONTRO* ogni ideologia, che sia religiosa, politica o quella di Slow Food. Probabilmente sono un illuso, perché mi dovrei stupire? Ormai nelle nostre Università sono venuti a parlare anche “nani e ballerine”, che vuoi che sia Percy Schmeiser. “Non donna di province ma bordello” scrisse Dante. Parlando dell’Italia, certo, ma direi che il verso qui si adatta anche alle nostre Università.

    Ironicamente COOP ha una pagina sul tour di Schmeiser che si intitola: “gli ogm come non ve li avevano mai raccontati” mentre è COOP che non racconta gli ogm come veramente sono, e questa è l’ennesima dimostrazione. Qui la presentazione del tour da parte di COOP.

    Qualcuno racconterà agli studenti universitari di Pollenzo la storia completa di come sono andate le cose? Qualcuno si alzerà a chiedere “Mr. Schmeiser, ci spieghi come mai invece di buttare le tanto odiate piante ogm le ha accuratamente selezionate, conservate per l’inverno, trattate per la semina e piantate l’anno successivo su 1030 acri? Non le facevano schifo gli ogm?” ?

    Qui, badate bene, non si sta discutendo se gli ogm convengano o meno, se facciano male o meno, se siano adatti all’agricoltura italiana o meno, se sia giusto o no brevettare dei geni. Stiamo parlando di raccontare la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità!

    Questo blog lo leggono in pochi, ma spero che qualche studente dell’Università di Scienze Gastronomiche mi legga. Mi rivolgo a te, anonimo studente: fai leggere l’articolo originale ai tuoi compagni di studi, e se non ti fidi di quello che dico (un sano scetticismo deve sempre far parte del bagaglio di ogni scienziato) ancora meglio leggiti le tre sentenze dei vari processi. E trai le tue conclusioni, con spirito critico. Questo è ciò che dovrebbe creare e rafforzare il percorso di studi universitario.

    E se qualcuno di voi lettori ha un blog, e condivide queste idee, sarebbe una buona cosa scrivere due righe sull’argomento nel vostro blog, magari con un link all’articolo originale, in modo da diffondere il più possibile la corretta informazione su come si sono svolti i FATTI.

    Non vorrei trovarmi quest’estate Schmeiser invitato alla scuola estiva del Partito Democratico, se esisterà ancora, dopo che lo scorso anno hanno invitato Vandana Shiva.

    E non me ne frega nulla della colza ogm, da cui per altro l’Italia dipende come mangime per la produzione, tra le altre cose, di Parmigiano, Grana, Prosciutto di Parma e San Daniele. Se per assurdo venisse resa obbligatoria, da disciplinare, l’alimentazione delle bestie con mangimi ogm-free per questi prodotti DOP la produzione Italiana crollerebbe. Questo lo sanno benissimo anche i nostri agricoltori, sicuramente anche il presidente della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, che parteciperà all’incontro con Schmeiser. E infatti nessuno si sogna minimamente di vietare le importazioni di mangimi ogm, perfettamente legali e indispensabili all’agricoltura italiana.

    Badate bene che non ho nessun tipo di conflitto di interessi riguardo agli ogm e pure della Monsanto non me ne frega nulla, e neppure dico che sono degli stinchi di santi. Con me non funzionano gli attacchi ad personam che troppo spesso vedo rivolti, da parte di chi ha pochi argomenti, a chi come l’ex ministro Umberto Veronesi ogni tanto parla in termini favorevoli delle tecnologie transgeniche. Io non sono finanziato da nessuno.

    E’ che francamente la disinformazione in Italia sull’argomento ha raggiunto livelli veramente tossici, e se non posso sperare che il Ministro Zaia legga i miei articoli, posso almeno cercare di raggiungere qualche studente. Chissà, magari uno di questi sarà il ministro dell’agricoltura del futuro. Prima o poi, statisticamente, almeno uno che abbia una visione chiara e non ideologica della faccenda lo dovremo pure trovare….

    Dario Bressanini

    Blog aderenti all’iniziativa (in aggiornamento):

    PoggioargentierA: contro la disinformazione sugli OGM

    Paladar: combattere la disinformazione sugli OGM

    BiotecnologieBastaBugie: a volte ritornano: Percy Schmeiser

    Filofoso Austro-Ungarico: Percy Schmeiser è in tour

    Vinix.it: False verità

    Salmone.org: Ad occhi chiusi contro Monsanto

    Voglia di terra: le leggende smantellate

    Quota periscopio: contro la disinformazione

    Anna Meldolesi: il castigatore delle multinazionali

    l’albero di maggio: preparate le uova marce

    Biotecnologie per tutti: Gli OGM, un mondo da scoprire

    Presente 2.0: Monsanto, il contadino Schmeiser, gli OGM e la disinformazione

    La scalinata: sugli OGM un esempio di verità distorta

    Life on mars: ancora sugli OGM

    Templum Chrisae: disinformazione e OGM

    Post Scriptum: le chicche a tour iniziato

    Per ora il premio per i “peggiori” due commenti al tour li vincono Il Manifesto con questo comico esempio di come in Italia non si vanno a controllare le fonti

    A dare il benvenuto ai coniugi canadesi l’altro ieri ci ha pensato Il Riformista, secondo cui Schmeiser, dopo 50 anni trascorsi a selezionare semi, si sarebbe inquinato da solo seminando quelli di Monsanto, «prendendoli chissà dove». Geniale.

    e ruralpini che addirittura mi cita, in questa frase che incornicerò sicuramente

    A proposito del tour degli Schmeiser il fronte OGM attraverso la tastiera di Dario Bressanini ha detto sul suo Blog che gli Schmeier sono volgari truffatori. Gente che sposa al 100% le tesi della Monsanto, Syngenta e c.

    Ci sarebbe da piangere…

  • Cipe: Di Pietro, "Non ci sono opere cantierabili, e' una truffa"
    06 mar 19:14 POLITICA

    NAPOLI - Secondo Antonio Di Pietro, "e' una truffa colossale far credere che il ponte sullo Stretto di Messina partira' entro sei mesi. In realta' non ci sono opere cantierabili approvate dal Cipe". Lo ha riferito il presidente dell'Italia dei Valori a margine della manifestazione napoletana del partito sul lavoro e Mezzogiorno. Di Pietro ha poi concluso: "Come al solito i soldi che il governo Berlusconi ha messo nelle infrastrutture non sono soldi veri ma sono soldi finti".


    ps noi siamo andati a verificare alla fonte ovvero al cipe che ha una bella paginetta, e ci sembra che di pietro abbia ragione, ma non siamo tecnici se qualcuno di voi vuol andare a vedere e smentire qui il sito cipe
    http://www.cipecomitato.it/ML_Cipe.asp

  • 7 Marzo 2009 | Ambiente e Società, Censura e Informazione, Politica | 5 visualizzazioni
    Accordo nucleare Italia-Francia: bufala!
    di ggv84
    A quanto pare, la presunta gaffe di Berlusconi nei confronti di Sarkozy è stata davvero la cosa più interessante del loro incontro (il che è tutto dire). E’ triste notare come tale gaffe abbia tenuto più banco delle note problematiche del nucleare, ma soprattutto del fatto che non esiste ancora un vero e proprio accordo ufficiale. Per la serie “fumo in faccia per il corpo votante“… Anzi, in questo caso sono più scorie radioattive!

    da aspoitalia.blogspot.com
    Ormai da molto tempo seguo una saggia regola che mi dice che non vale la pena guardare la televisione e leggere i giornali dato che tutte le notizie che vengono date sono o false, o esagerate, o irrilevanti (e spesso tutte e tre le cose insieme). Con questa regola, vivo tranquillo e mi risparmio le varie follie che periodicamente infestano gli schermi e le pagine dei giornali.
    Tuttavia, ogni tanto mi capita di dovermi interessare per forza di qualcosa che appare sui giornali o in TV. Ultimamente mi è successo per la questione dell’accordo nucleare fra Italia e Francia. Avevo, in effetti, sentito parlare vagamente di questa faccenda e l’avevo automaticamente classificata fra le cose false, esagerate e irrilevanti. Ma mi è toccato approfondire un po’ perché mi hanno intervistato alla TV su questo argomento. La regola è stata confermata in pieno, ma vediamo di discuterne un attimo.
    Allora, prima di presentarmi per l’intervista allo studio televisivo, mi sono letto il comunicato ENEL sull’accordo. Poi, mentre me stavo seduto impalato e incravattato davanti alla telecamera ad aspettare, mi è toccato sorbirmi tutto il notiziario del giorno, nel quale mi sono accorto con stupore (ma neanche poi tanto) che si dicevano cose del tutto diverse da quelle scritte nel comunicato. Si diceva che Francia e Italia hanno “firmato un’accordo per la costruzione di quattro centrali nucleari in Italia entro il 2020″. Ma è vero?
    Bene, guardiamo un po’ il testo del comunicato stampa emesso da ENEL. Ve lo riporto per intero in fondo, ma qui concentriamoci sulle frasi significative.
    Risulta dal comunicato che ENEL e EDF (electricité de France) hanno “siglato due memorandum of understanding (MoU)“. Cos’è questo oggetto che ha come nome un curioso mix di latino e inglese, e che viene abbreviato con la sigla di una caramella? In Italiano, si dovrebbe dire “protocollo d’intesa” oppure “lettera di intenti“. Già il fatto che nel comunicato stampa abbiano usato il nome più pomposo di “memorandum of understanding” la dice lunga sulla volontà di offuscazione di questa gente. Ma andiamo avanti.
    Allora, un memorandum of understanding (o protocollo di intesa, o lettera d’intenti che dir si voglia) rappresenta l’equivalente un po’ più formale di una stretta di mano. Non che non possa avere valore legale; anche una stretta di mano lo può avere. Ma il fatto di usare questo termine e non quello di “contratto” indica che i partners dichiarano soltanto la loro buona volontà ma non prendono nessun impegno. Non abbiamo i testi dettagliati di queste due caramelle MoU, ma dal testo che abbiamo ci accorgiamo subito che, in effetti, non corrispondono a nessun impegno reale.
    Ci sono due MoU fra Enel e EDF. Il primo “pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. ” Notate che “pone le premesse”, ovvero per ora non c’è nessun piano del genere.
    Dice poi che “Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR”. Ovvero, l’unico impegno di questo MoU e che EDF e ENEL faranno insieme uno studio di fattibilità. Ma notate che qualcuno dovrà finanziarlo, e qui non si accenna nemmeno a uno stanziamento.
    Leggiamo poi che “Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR“, Notate che “è prevista” la costituzione di una società ad hoc, ma questo è qualcosa che avverrà in un futuro non ben definito quando saranno prese “le necessarie decisioni di investimento“, ovvero qualcuno avrà trovato i soldi, se ci riuscirà. Ovviamente, non c’è nessun impegno legale a fare questa cosa.
    La seconda caramella MoU è altrettanto insipida della prima: dice che “Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR“. Notate che Enel “ha espresso la volontà,” tutto qui! E notate anche che soltanto ENEL ha espresso questa volontà; secondo il comunicato stampa, EDF non ha detto niente. Di solito, quando si fa un contratto, bisognerebbe essere d’accordo in due!
    Diciamo che questi MoU sono equivalenti a una situazione in cui io potrei andare, per esempio, dall’agente immobiliare che vende una bella villa sulla Costa Smeralda e firmare con lui un “memorandum of understanding” nel quale io mi dichiaro interessato a comprare la villa e lui si dichiara interessato a vendermela, ma non si menziona a che prezzo. Una cosa del genere non vale niente; ovviamente. Infatti, quando fai un contratto serio per comprare una casa paghi una caparra e sul contratto c’è scritto il prezzo, i termini e le condizioni. Ma qui, fra Francia e Italia non c’è proprio niente del genere, niente di serio sul nucleare.
    Questo non vuol dire che Francia e Italia non siano interessate a collaborare sull’energia nucleare. Anzi, con il proprio nucleare ormai in netto declino, la Francia ha bisogno di partners per rilanciare e rifinanziare nuove centrali e probabilmente questa è la ragione che ha spinto Sarkozy a Roma. Ma questo cosiddetto “accordo” fra Italia e Francia è puro fumo e rumore; aria fritta, propaganda fatta secondo un copione ormai collaudato e, curiosamente, la gente continua a cascarci.
    Eppure, per tutta la giornata del 24 Febbraio, giornali e televisione ci hanno bombardato con la notizia che Italia e Francia si sono messe daccordo per la realizzazione di quattro centrali nucleari, dando la cosa come certa e assodata. Tutta la vicenda conferma in pieno la saggia regola che continuerò ad applicare: tutto quello che ti raccontano in TV o sui giornali va ignorato in quanto o è falso, o è esagerato, o è irrilevante, o tutte e tre le cose insieme.
    Ah…. nell’intervista, le cose che ho scritto qui, ovviamente, non le ho potute dire!
    ________________________________________________


    (comunicato stampa di Enel del 24 Febbraio 2009 - cortesia di Pierangela Magioncalda)


    Lo sbandierato ritorno al nucleare nel nostro paese è, come ha giustamente scritto Ugo Bardi, per ora solo una pia intenzione, tutta da dimostrare nella realtà. C’è però da chiedersi quali siano i motivi di questo clamore mediatico. A mio parere, essi risiedono completamente nella strategia politica di Berlusconi volta a mantenere il consenso degli elettori, dimostrando di prendere o dando l’impressione di prendere decisioni di governo, contro un mondo politico parolaio bloccato dai veti incrociati dei partiti. Egli si autorappresenta cioè come un deus ex machina in grado di risolvere i problemi degli italiani che, storicamente ed antropologicamente, sono particolarmente sensibili a queste suggestioni. Il presidente del Consiglio, è inutile negarlo, è uno straordinario “venditore di tappeti” e usa abilmente gli strumenti del marketing economico applicandoli alla politica. Ascolta il polso degli elettori con frequenti sondaggi e costruisce azioni di governo proprio sui temi più popolari. Non importa se tali provvedimenti siano efficaci, l’importante è l’effetto annuncio, che lascia a cittadini spesso poco e male informati dai mass media un’apparenza di efficacia dell’azione di governo. Così si spiegano il decreto “antifannulloni”, le “ronde antimmigrati”, la “Robin Tax” e via dicendo. E così si spiega la campagna mediatica sul nucleare tutta giocata sulle insicurezze energetiche degli italiani. Si può combattere questo modello di comunicazione politica? E’ molto difficile, perché Berlusconi possiede il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione e perché le opposizioni politiche sono state finora poco efficaci e la stessa informazione indipendente sconta il difetto storico nel nostro paese di una scarsa cultura scientifica, l’unica in grado di smascherare le bufale che ci propina il governo, come quella del nucleare. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare un po’ di controinformazione. Qualche giorno fa, ho scritto una lettera al Direttore del giornale “Il Riformista”, noto sostenitore del ritorno al nucleare in Italia, che mi sembra rimanga attuale per confutare alcune delle certezze dei nuclearisti nostrani. Perciò ve la ripropongo.


    ACCORDO ENEL-EDF PER LO SVILUPPO DEL NUCLEARE IN ITALIA


    Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, l’Ad di Enel Fulvio Conti e il Pdg di Edf Pierre Gadonneix hanno siglato due Memorandum of Understanding per studiare la fattibilità di almeno 4 unità di terza generazione avanzata del tipo EPR da costruire nel nostro Paese e per estendere la partecipazione di Enel al programma nucleare in Francia, a partire dal reattore di Penly recentemente autorizzato.
    “Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”


    Roma, 24 febbraio 2009 - Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, Fulvio Conti amministratore delegato e direttore generale di Enel e Pierre Gadonneix, presidente e direttore generale di Edf hanno firmato un primo Memorandum of Understanding (MoU) che pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. Quando sarà completato l’iter legislativo e tecnico in corso per il ritorno del nucleare in Italia, Enel ed EDF si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di generazione, avendo come riferimento la tecnologia EPR (European Pressurized water Reactor), il cui primo impianto è in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%.


    L’obiettivo è di rendere la prima unità italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020.
    Con il MoU di oggi, Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR. Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR, caratterizzate da:

    · partecipazione di maggioranza per Enel nella proprietà degli impianti e nel ritiro di energia;
    · leadership di Enel nell’esercizio degli impianti;
    · apertura della proprietà anche a terzi, con il mantenimento per Enel e EDF della maggioranza dei veicoli societari.


    L’accordo Enel-EDF entra in vigore il 24 febbraio 2009 e ha una durata di 5 anni dalla data della sua firma, con possibilità di estensione.


    In un secondo MoU, Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR, a partire da quello che recentemente il Governo francese ha autorizzato nella località di Penly.


    “Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”

    Enel è oggi presente in Francia nel nucleare, con una partecipazione del 12,5% nell’impianto di terza generazione EPR a Flamanville (1.660 MW); nelle rinnovabili, tramite la controllata Erelis, con 8 MW eolici operativi a fine 2008 e una pipeline di circa 500 MW; nella commercializzazione di elettricità con oltre 1.000 GWh venduti nel 2008.

    Ulteriori possibilità di sviluppo di Enel in Francia, riguardano la costruzione di un impianto a carbone pulito da 800 MW, la partecipazione in due unità a ciclo combinato alimentate a gas (CCGT) di Edf da 930 MW e la partecipazione al processo di gara per il rinnovo di concessioni per 25 centrali idroelettriche.
    posted by Ugo Bardi


    Lo sbandierato ritorno al nucleare nel nostro paese è, come ha giustamente scritto Ugo Bardi, per ora solo una pia intenzione, tutta da dimostrare nella realtà. C’è però da chiedersi quali siano i motivi di questo clamore mediatico. A mio parere, essi risiedono completamente nella strategia politica di Berlusconi volta a mantenere il consenso degli elettori, dimostrando di prendere o dando l’impressione di prendere decisioni di governo, contro un mondo politico parolaio bloccato dai veti incrociati dei partiti. Egli si autorappresenta cioè come un deus ex machina in grado di risolvere i problemi degli italiani che, storicamente ed antropologicamente, sono particolarmente sensibili a queste suggestioni. Il presidente del Consiglio, è inutile negarlo, è uno straordinario “venditore di tappeti” e usa abilmente gli strumenti del marketing economico applicandoli alla politica. Ascolta il polso degli elettori con frequenti sondaggi e costruisce azioni di governo proprio sui temi più popolari. Non importa se tali provvedimenti siano efficaci, l’importante è l’effetto annuncio, che lascia a cittadini spesso poco e male informati dai mass media un’apparenza di efficacia dell’azione di governo. Così si spiegano il decreto “antifannulloni”, le “ronde antimmigrati”, la “Robin Tax” e via dicendo. E così si spiega la campagna mediatica sul nucleare tutta giocata sulle insicurezze energetiche degli italiani. Si può combattere questo modello di comunicazione politica? E’ molto difficile, perché Berlusconi possiede il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione e perché le opposizioni politiche sono state finora poco efficaci e la stessa informazione indipendente sconta il difetto storico nel nostro paese di una scarsa cultura scientifica, l’unica in grado di smascherare le bufale che ci propina il governo, come quella del nucleare. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare un po’ di controinformazione. Qualche giorno fa, ho scritto una lettera al Direttore del giornale “Il Riformista”, noto sostenitore del ritorno al nucleare in Italia, che mi sembra rimanga attuale per confutare alcune delle certezze dei nuclearisti nostrani. Perciò ve la ripropongo.

    Caro Antonio Polito,
    a proposito del ritorno al nucleare in Italia, non si lasci ingannare dai dati forniti da chi ha interessi nel settore. Il vero costo di produzione dell’energia elettrica prodotta dal nucleare è molto superiore alle valutazioni ottimistiche che circolano in certi ambienti. Le consiglio la lettura di questo articolo di un esperto indipendente (è un’ottima analisi tecnica che si basa su un metodo certificato internazionalmente, ma può leggere le conclusioni che smascherano i trucchetti contabili dei nuclearisti).
    In realtà è il libero mercato a frenare il rilancio del nucleare, visto che da anni quasi nessuno investe in questo settore. La costruzione della tanto sbandierata centrale finlandese si sta allontanando nel tempo e i costi aumentano, come scritto in questo articolo su Qualenergia: Certo, se lo Stato in Italia ci mettesse un bel pò di soldi il ritorno al nucleare si potrebbe anche fare. Ma io come lei sono liberista e la cosa francamente mi ripugna.
    Infine Le propongo la lettura, all’indirizzo di un rapporto poco incoraggiante sulle disponibilità di uranio economicamente estraibile. Per inciso, attualmente le estrazioni di uranio coprono circa il 60% del fabbisogno, mentre l’altro 40% deriva dallo smantellamento dell’arsenale nucleare.
    Distinti Saluti
    Terenzio Longobardi

  • ACQUA PUBBLICA BENE COMUNE: manda una mail alla camera dei deputati!
    Post n°775 pubblicato il 08 Marzo 2009 da joiyce

    Tag: Acqua, Italia
    le audizioni sulla legge d'iniziativa popolare verranno definite nella prossima riunione della Commissione Ambiente che si terrà il 10 Marzo. Il ritardo di tale passaggio è dovuto essenzialmente all'ostruzionismo che i componenti della Commissione stanno facendo non presentando la propria lista di audizioni in merito. E' necessario, a questo punto, attuare un mailbombing sui componenti della Commissione, al fine di mettere un po' di pressione richiedendo che le audizioni siano le più ampie possibili e che contemplino tutte le diverse anime del Forum, così come da noi richiesto.

    Affinchè sortisca effetto, è importante che l'invio delle mail sia realizzato contemporaneamente dal maggior numero di persone possibili, pertanto concentriamoci tutti sulla giornata di lunedì 09 marzo.

    Alla fine del post, in basso, c'è l'elenco degli indirizzi e-mail dei parlamentari della Commissione Ambiente della Camera, di seguito il testo da inviare loro. Un saluto. Paolo.
    Testo della mail da inviare:

    Oggetto: Audizioni sulla legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”
    Gentile Onorevole,
    ci permettiamo di scriverLe come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. Come Lei già saprà, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha promosso la legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, a sostegno della quale ha raccolto 406.626 firme.
    La suddetta proposta di legge è stata assegnata alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati in sede referente e il 22 Gennaio 2009 è iniziata la sua discussione con la relazione dell’On. D. Scilipoti.
    Attualmente sono in via di definizione le audizioni presso la Commissione Ambiente a cui, come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, abbiamo richiesto di partecipare in qualità di promotori della legge e auspichiamo, altresì, che siano le più ampie possibili in virtù della natura d'iniziativa popolare di tale proposta.
    Pertanto su questa base Le sottoponiamo l’esigenza di far in modo che tali audizioni contemplino tutte le diverse componenti e anime del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
    Siamo certi dell’attenzione con cui vorrà considerare la presente e in attesa di un Suo riscontro, cogliamo l’occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.

    -----------------------------------------------------------------------------
    Elenco mail:
    alessandri_a@camera.it, margiotta_s@camera.it, tortoli_r@camera.it, libe_m@camera.it, pizzolante_s@camera.it, aracri_f@camera.it, bocci_g@camera.it, bonciani_a@camera.it, braga_c@camera.it, bratti_a@camera.it, cera_a@camera.it, cosenza_g@camera.it, simeone.dicagno@camera.it, simeone.dicagno@camera.it, dussin_g@camera.it, esposito_s@camera.it, foti_t@camera.it, germana_antonino@camera.it, ghiglia_a@camera.it, gibiino_v@camera.it, ginoble_t@camera.it, iannarilli_a@camera.it, iannuzzi_b@camera.it, lanzarin_m@camera.it, lisi_u@camera.it, lupi_m@camera.it, marantelli_d@camera.it, mariani_r@camera.it, martella_a@camera.it, mastromauro_m@camera.it, mondello_g@camera.it, morassut_r@camera.it, motta_c@camera.it, nucara_f@camera.it, piffari_s@camera.it, pili_m@camera.it, realacci_e@camera.it, scalera_g@camera.it, scalia_g@camera.it, stradella_f@camera.it, togni_r@camera.it, vella_p@camera.it, vessa_p@camera.it, viola_r@camera.it, zamparutti_e@camera.it,

  • EFFICIENZA ENERGETICA PER L'EUROPA
    Post n°776 pubblicato il 10 Marzo 2009 da joiyce

    Tag: Ambiente, co2, Inquinamento, Petizione

    Caldaie, frigoriferi, televisori ed altri prodotti della nostra casa producono il 50% dell'inquinamento di carbonio di tutta Europa. L'Europa potrebbe raggiungere gli obiettivi del 2020 di ridurre le emissioni di anidride carbonica e combattere i cambiamenti climatici soltanto attraverso questi apparecchi che richiedono standards di efficienza energetica. E potrebbe anche salvare i nostri soldi sulla bolletta elettrica!. Lontano dagli occhi del pubblico, le nazioni europee si stanno accordando su una nuova serie di norme. Ma gli interessi industriali stanno spingendo per annacquare le proposte. Un grande clamore da parte del pubblico, può ancora sconfiggere le lobbies industriali, ma abbiamo poco tempo - FIRMA LA PETIZIONE
    QUI
    - sarà inviata questa settimana ai politici a Bruxelles.

  • l’ICI sui pannelli solari
    Paolo De Gregorio
    Oggi, 04:13 p.




    Subdola mossa della lobby nuclearista!

    Spaventati dal fatto che molti grossi industriali incominciano ad investire nelle rinnovabili (Morati, Brachetti Peretti, Maccaferri, Burani,ecc. ecc.) e non si sognano di investire un euro sul nucleare, per prevenire una situazione di fatto in cui sarebbe chiaro che le rinnovabili sono in grado di soddisfare la maggior richiesta di energia, e quindi rendere inutili il ricorso alla energia atomica, ecco spuntare una tassa di ispirazione governativa, che vuole far pagare l’ICI alle aziende che con i pannelli solari producono elettricità.

    A giudizio degli industriali organizzati nell’ “Assosolare” la imposta metterebbe a rischio lo sviluppo del settore, cresciuto del 500% nell’ultimo anno, e con una prospettiva di installare nel 2009 una potenza di 250 Megawatt.

    Se si pensa che questa quota di energia è producibile ogni anno, e con opportuni incentivi può essere aumentata senza limiti, si può capire che fra dieci e più anni, quando sarebbero pronte le centrali nucleari tanto care a Berlusconi e a Scaiola, queste resterebbero ferme perché la produzione di energia da fonti innovabili sarebbe sufficiente al fabbisogno italiano.

    Può essere utile ricordare che mister Buffet, uno dei più ricchi capitalisti americani, spese recentemente milioni di dollari per fare una inchiesta industriale sul nucleare e verificare se tale iniziativa poteva essere conveniente. La riposta, data da uno studio indipendente, fu negativa, e, malgrado la spesa fatta, Buffet non investì un dollaro in quella avventura.

    Appare sconcertante la decisione del governo, mascherato dietro l’Agenzia per il territorio (ente pubblico collegato al ministero dell’economia e delle finanze, che si è inventato l’ipotetica tassa sui pannelli), contro un settore che è aumentato del 500% in un solo anno.

    Il secondo governo Berlusconi ebbe la splendida idea di far fuori Rubbia dall’Enea, invece di dargli tutti i poteri per trasformare quell’istituto e cominciare a costruire le centrali solari termodinamiche, di sua invenzione, che altri paesi oggi stanno già ultimando.

    La destra ostacola ottusamente lo sviluppo del settore rinnovabile, cerca di impedirne la crescita, intralciando quello che dovrebbe essere un libero mercato, colpendo anche industriali del settore, per avvantaggiare una tecnologia superata, pericolosa, non rinnovabile in quanto l’uranio è in esaurimento, e i cui costi non sono nemmeno quantificabili poiché il costo maggiore del nucleare è quello che viene dopo i 40 anni di esercizio, ossia lo smantellamento e la messa in sicurezza delle scorie. Operazione che in Italia non è stata ancora compiuta per le centrali nucleari dismesse, a oltre 20 anni dalla chiusura, voluta dal referendum.

    Paolo De Gregorio

  • Pannelli fotovoltaici a costo ZERO, grazie al conto energia.
    Post n°784 pubblicato il 15 Marzo 2009 da joiyce

    Tag: Rinnovabili, Risparmio Energetico
    In Italia, dal settembre 2005, è attivo il meccanismo d’incentivazione in “conto energia” per promuovere la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici.
    Il 19 febbraio 2007, i Ministeri dello Sviluppo Economico (MSE) e dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) hanno emesso un nuovo decreto ministeriale che ha introdotto radicali modifiche e semplificazioni allo schema originario.
    In pratica, la grande novità del nuovo Conto energia è data, oltre che dal notevole snellimento delle pratiche burocratiche, soprattutto dal fatto di aver guardato con maggior favore ai piccoli impianti, in tal modo incentivando e agevolando l’installazione di impianti fotovoltaici per i privati e le utenze domestiche.
    L’intervento è una assoluta novità per l’Italia e due sono gli elementi essenziali da comprendere:
    1. l’elettricità generata dall’impianto fotovoltaico, conteggiata con un contatore apposito, dà diritto a un contributo calcolato su ogni kWh prodotto (c.d. Conto Energia, gestito dal GSE, Gestore Servizio Elettrico) che viene erogato per 20 anni dal momento in cui l’impianto viene messo in esercizio;
    2. l’ energia elettrica immessa in rete e prelevata dalla rete viene conteggiata da un diverso contatore che calcola il “dare/avere” con il distributore (per esempio Enel).
    È ben chiaro, dunque, che il rapporto con il distributore (Enel) è indipendente da quello con il GSE: tutti i kWh prodotti ricevono il contributo del Conto Energia! Poi questi stessi kWh possono essere utilizzati, compensati, venduti…
    In pratica per ogni kWh prodotto consegue un duplice vantaggio: da una parte si riceve il contributo erogato dal GSE, dall’altra sulla bolletta si risparmia l’equivalente della produzione ovvero si incassano i soldi della vendita alla rete.
    Dopo 20 anni non arrivano più i soldi dell’incentivo del Conto Energia… ma a quel momento l’impianto si è già ampiamente ripagato! E continua a produrre energia…
    Se sei interessato continua a leggere il post di JACOPO FO

  • La RIVOLUZIONE VERDE ha bisogno del tuo aiuto.
    Post n°786 pubblicato il 17 Marzo 2009 da joiyce

    Tag: Ambiente, Italia, Rinnovabili, Risparmio Energetico
    Di fronte alla crisi economica e energetica Berlusconi fa esattamente il contrario di Obama. In Usa stanno investendo miliardi in fonti rinnovabili, in Italia si fa il contrario arrivando a peggiorare le già poche misure a favore della razionalizzazione energetica. E’ necessario impegnarsi per la cancellazione dei nuovi balzelli di Berlusconi sugli impianti di pannelli solari fotovoltaici. Ma non basta.

    In questi mesi il fronte ecologista ha giocato in difesa provando a difendere i risultati attenuti sotto il Governo Prodi. Oggi è arrivato il momento di chiedere all'Italia di fare un passo in avanti verso la sostenibilità ambientale. Come? Passando dalla protesta alla proposta. La nostra idea è quella di lanciare una seconda catena di blog Contro il suicidio energetico e nucleare. Abbiamo visto che è uno strumento di comunicazione efficace. Qui sotto trovate alcune richieste che vanno da piccole iniziative fino a grandi cambiamenti.

    Per una settimana discuteremo di queste e altre idee che chiunque potrà portare nei blog www.jacopofo.com e blog.libero.it/kudablog. Dopodiché elaboreremo un documento con il pacchetto legge blog-ambiente che sottoporremo ai nostri parlamentari, forse qualcuno di loro riterrà le nostre proposte sensate e le porterà in aula. Ecco le prime idee, nei commenti lo spazio per migliorarle o proporne di nuove:

    1- TOGLIERE L'ICI DAL FOTOVOLTAICO, RIPRISTINARE LE CONDIZIONI DI PAGAMENTO INIZIALI DEL FINANZIAMENTO SUGLI IMPIANTI: gli impianti solari fotovoltaici a terra e sui tetti quelli non integrati, vengono classificati come impianti industriali e si impone l'onere di accatastarli e di pagare quindi l'Ici. Inoltre il governo Berlusconi ha modificato una serie di aspetti secondari dei meccanismi di pagamento in modo peggiorativo: vogliamo sia ripristinata la situazione iniziale. (+ info)

    2- RIPORTARE IL RECUPERO DEL 55% DELL’IRPEF SPALMABILE SU 10 ANNI: per i lavori sull'efficienza energetica, con le nuove norme, si può recuperare il 55% di detrazione spalmandolo su un periodo di 5 anni. Di fatto si penalizza chi ha un reddito inferiore e quindi può recuperare ogni anno una quota inferiore di finanziamento. Chiediamo che anche i cittadini che non pagano l’Irpef e quindi non possono recuperare nulla venga dato modo di usufruire di pari incentivi o rimborsi. E’ assurdo che possa investire in efficienza energetica solo la fascia medio alta della popolazione. Inoltre chiediamo che vengano immediatamente emessi i decreti attuativi per la detrazione 2009, senza i decreti attuativi la detrazione del 55% del’Irpef non esiste. (+ info)

    3- RECUPERO DELL'OLIO FRITTO PER FARNE BIODISEL: istituire la raccolto degli olii alimentari come in Germania dove si consegnano ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto proporzionato alla quantità d'olio fritto. Inoltre togliere il divieto di commercializzare liberamente il biodiesel, oggi i produttori hanno l'obbligo di conferirlo ai petrolieri che lo mischiano con il diesel. (+ info)

    4- OBBLIGARE I COMUNI A PUBBLICARE LA LORO BOLLETTA ENERGETICA e chiedere un impegno perchè ogni anno ci sia una diminuzione del consumo pro-capite. (+ info)

    5- ISTITUIRE FORME DI CREDITO PERMANENTI PER CHI VUOLE INVESTIRE IN ECOTECNOLOGIE magari su esempio di quello che ha fatto la Provincia di Milano.

    6- SBLOCCARE LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRONICI: Il 1 gennaio 2008 sarebbe dovuto partire il nostro sistema di raccolta dei rifiuti hi-tech. Ufficialmente ma non nella realtà! Mancano all’appello diversi decreti attuativi necessari a tradurre in pratica le disposizioni di legge. Tra questi, c’è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, che obbliga la distribuzione a ritirare gratuitamente, in ragione di uno contro uno, l’apparecchiatura usata al momento dell’acquisto di un nuovo articolo simile destinato a un nucleo domestico. Questo decreto doveva entrare in vigore entro il 28 febbraio 2008, ma ancora non vede luce. (+ info)

    7- SOSTEGNO ALLA MOBILITA' CICLABILE: introdurre in tutti i comuni la legge che prevede il diritto di parcheggiare le biciclette nei cortili dei palazzi e delle aziende. Obbligare i gestori dei trasporti pubblici a permettere il trasporto delle biciclette su metropolitana ed autobus per almeno il 50% del tempo di servizio. (+ info)

    8- RIDURRE L'USO DI BATTERIE USA E GETTA: tassazione sulle batterie usa e getta per finanziare un incentivo a quelle ricaricabili. (+ info)

    9- SOSTEGNO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA: mettere simboli chiari su ogni materiale utilizzato nelle confezioni in modo da evitare confusioni. (+ info)

    e poi una proposta macro:

    10- INVESTIRE NELLE FONTI RINNOVABILI I SOLDI DEL NUCLEARE, DELLE CENTRALI ELETTRICHE ALIMENTATE DA FONTI ENERGETICHE NON RINNOVABILI E DEI NUOVI INCENERITORI: nei recenti accordi Francia-Italia si parla di una spesa di oltre 20 miliardi di euro per costruire centrali nucleari in Italia che daranno energia solo tra 12/15 anni. Investire subito le stesse risorse sul centrali e microimpianti alimentati da fonti rinnovabili per avere energia da subito e non trovarsi il problema delle scorie e di eventuali incidenti. (+ info)
    Ad oggi 79 blog vi hanno aderito, tra essi anche consiglieri regionali, candidati presidenti a provincie, sindaci e sezioni locali di PD, Verdi, PDCI, Per il bene comune e un MeetUp di Grillo. Ma soprattutto hanno aderito tanti cittadini che stanno portando le loro idee per uscire da un empasse che rischia di lasciarci nel medioevo energetico. Se vuoi unirti a questa RIVOLUZIONE DEL RINNOVABILE dillo qui

  • Da Tokyo a Roma, Il Mondo Si Spegne Per Ricordare l'Emergenza Climatica
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    Roma, 28 mar. (Ign) - Scatta l’'Ora della Terra' e il buio calerà dalle Piramidi al Colosseo, dalla Tour Eiffel al Golden Gate. Si tratta dell’evento di mobilitazione globale per il clima organizzato dal Wwf che, questa sera, farà calare il buio in 25 fusi orari (alle 20.30 toccherà all’Italia) su monumenti simbolo, istituzioni, imprese e abitazioni. L'evento coinvolgerà 2700 città al mondo (di cui 100 in Italia) e 83 Paesi.

    Il Belpaese spegnerà la cupola di San Pietro, il Colosseo, il Ponte di Rialto di Venezia, la Torre di Pisa, il Maschio Angioino e la Reggia di Caserta; e ancora l’Arena di Verona, la Valle dei Templi di Agrigento, il Castello Sforzesco di Milano, le due Torri (degli Asinelli e Garisenda) di Bologna, oltre a decine di palazzi comunali e regionali, piazze, strade, castelli e chiese.

    A Roma sarà Francesco Totti a spegnere le luci del Colosseo, come da lui stesso annunciato in un videomessaggio, proprio mentre la Nazionale di calcio scenderà in campo con il Montenegro.

    Nell'intento degli organizzatori c'è l'esigenza di lanciare un messaggio ai leader mondiali: l'emergenza non può attendere. La crisi a cui si va incontro se non si pongono rimedi sulle emissioni di gas serra impone di raggiungere entro quest’anno un accordo per fermare i cambiamenti del clima.

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