• Opeth live @ Alcatraz

    Dez 7 2008, 15h42 por Lelouch82

    Gio 4 Dic – Opeth, Cynic, The Ocean

    Complice un’imbarazzante errore nell’annunciare gli orari delle esibizioni, maledico la Live dannata e arrivo in tempo per gustarmi soltanto l’ultimo pezzo in scaletta dei The Ocean, band multiforme che apprezzo molto su disco e che mi incuriosiva non poco sul versante live. Suonano compatti, decisi e robusti, e la resa sonora è esplosiva. Il loro contorto post-core abrasivo e articolato è affascinate e rabbioso, ma una decina di minuti sono davvero pochi per accontentarmi. Spero tuttavia in uno show futuro in cui poterli assaporare per intero o almeno in un qualche strumento da tortura con cui potermi vendicare.

    Rapido cambio e il palco ospita i riformati Cynic. La compressa complessità dei loro brani esige un ascolto attento e meticoloso, ed è facile perdersi tra le contorsioni inumane di Sean Reinert. Non posso dire di essere un estimatore né di Focus né del fresco Traced in Air, e principalmente per questo la show mi è apparso un po’ ostico. Prog, death, jazz e fusion convivono infatti in manciate di minuti ultratecnici che, per chi non ha affinità con il loro materiale, diventano difficili da assamilare.
    D’altro canto, la passione che traspare dalle singole prove dei quattro membri (un timidissimo e riconoscente Paul Masvidal e un esuberante Sean Reinert su tutti, un po’ meno il nuovo Tymon Kruidenier, statico ma concentrato) è viva e facilmente percepibile. Le storiche Veils of Maya e How Could I sono hit indiscutibili che scatenano il pubblico e sprigionano giusti appalusi.

    Suoni pastosi e sbilanciati perseguitano invece l’intero show degli Opeth. Le chitarre sono difficilmente distinguibili sin da subito, mentre il basso vive di una pulsazione esagerata. Al di là dei fastidi tecnici, irritanti ma non insopportabili, la band svedese offre una prestazione sopra le righe. Heir Apparent provoca un mosh bellico, The Grand Conjuration conduce in trip vagamente psicorumorosi e Godhead’s Lament incanta per le splendide vocals pulite.
    Irresistibili i consueti siparietti comici di Mikael Akerfeldt, conditi da un umorismo prettamente british che si prende gioco di certe star musicali italiane e di una volgare superficialità lirica che affligge molte metal band.
    Hope Leaves è l’intermezzo acustico che rilassa e ammalia il pubblico, mentre Deliverance prima e e Demon of the Fall poi massacrano tramite ritmiche martellanti e growls furiosi. La malinconica The Drapery Falls chiude un concerto breve (circa 90 minuti, quando chi scrive aveva ancora nelle orecchie gli oltre 120 del Rolling Stone 2005) che fa accendere le luci di un Alcatraz sold-out alle 22.45. Innegabile quindi una certa delusione per un gruppo che, alfiere com’è di un’inarrestabile progressione sonora, potrebbe e dovrebbe, anche in onore dei seventies’ prog gods che omaggia, offrire qualcosina in più in termini di tempo.
    Resta tuttavia il ricordo di una grande esibizione, è questo è sufficiente per un viaggio di ritorno in treno col sorriso sulle labbra.
  • Cronaca di un'autodistruzione personale.

    Dez 7 2008, 1h08 por Merthin

    Gio 4 Dic – Opeth, Cynic, The Ocean

    Non capita molto spesso un'evento del genere, cosi immenso, cosi ricco di personalità cariche di genialità, creatività, poesia, che trasformano in musica.
    Il 04\12\08 non è stato un semplice concerto, ma molto di più.
    The Ocean? Presente, ma per gli ultimi 15 minuti, complice anche una live non proprio impeccabile nel fornire informazioni riguardo agli orari delle esibizioni.
    Cynic? Vivo. Esibizione a dir poco immensa, proporre una musica cosi caotica al primo impatto, dal vivo, è un'impresa.
    Quanti, nel lontano 1993, hanno bocciato senza indugiare il capolavoro 'Focus'?
    Penso un buon 80% del mondo.
    E 'Traced in Air' segue la scia del suo titanico fratello.
    Ma è anche sul palco che si mostra il proprio innaturale talento, quel dono che pochi hanno, e che pochi riescono a farlo fiorire.
    Chi risponde all'appello? Senz'altro i Cynic.
    Masvidal è uno dei geni musicali del nostro tempo, guida il carrozzone con disinvoltura, ha un cantato ipnotico, e una naturalezza nel suonare disarmante, ma forse un pò troppo timido.
    Tymon Kruidenier, nuovo acquisto del gruppo, è una certezza, svolge il suo compito egregiamente, mostrando anche un buon cantato distorto.
    Sean Reinert, macchina, è un computer infallibile. Drumming possente, preciso, elegante, un poeta delle pelli.
    Ma il compito più arduo è toccato senza alcun dubbio a Robin Zielhorst, semplice guest per il tour con gli Opeth, ma una persona alla mano e coinvolgente.
    La band propone pezzi dal mastodontico esordio, che risponde al nome di Focus, e i pezzi sono 'Veil Of Maya', 'How Could I', eseguiti in maniera perfetta, pulita. Invece, dal nuovo capolavoro 'Traced In Air', il gruppo propone 'Nunc Fluens' seguita da 'The Space For This', e infine 'King Of Those Who Know'.
    Sinteticamente?
    Unici, come la loro musica.
    Rapido cambio di Stage, tocca alla band svedese.
    è la seconda volta che assisto ad un'esibizione degli Opeth, e devo confessare che nella lontana serata all'Alpheus non sono stati proprio impeccabili.
    Ma questa volta son stati indiscutibili, nel gergo metallaro 'hanno spaccato' dalla prima all'ultima nota, dal primo all'ultimo passaggio, dalla prima all'ultima canzone.
    Mikael è un vero oratore, sa interagire con la folla come pochi e sa sempre che tasti premere con il pubblico.
    Una tirata d'orecchie va ai tecnici del suono.
    Il suono degli Opeth non è stato proprio perfetto, il basso ad un certo punto è letteralmente esploso, lasciando un suono sporchissimo.La chitarra di Akesson era fin troppo alta.
    Tralasciando i dettagli tecnici, bisogna lodare il gruppo.
    Molto buona la scaletta a mio parere, visto anche la recente uscita del buon 'Watershed'.
    Scaletta che prende brani da quasi tutti gli album, toccando anche il meraviglioso 'Damnation', presentando una 'Hope Leaves' toccante, magicamente coinvolgente.
    'The Lotus Eater' è un asso nella manica per la band, dato che è il brano più coinvolgente alla pari di 'Deliverance', e il solo centrale (Qualcosa di Ghost Reveries è rimasto nel loro cuore) è un connubbio di Funky e buona tecnica.
    'The Grand Conjuration' è penalizzata proprio per il pessimo lavoro dei tecnici del suono, il tapping di Mikael nel mezzo è praticamente inesistente.
    Grandi Opeth, per niente inferiori ai Cynic, e anche più carismatici.
    Una serata memorabile, una vera e propria tempesta di genialità, tecnica ed eclettismo.
  • Opeth Live @Alcatraz(+Cynic, The Ocean)

    Dez 6 2008, 12h13 por Ale371

    Gio 4 Dic – Opeth, Cynic, The Ocean

    RECENSIONE PUBBLICATA PER TEMPI DURI WEBZINE
    Ogni amante della buona musica non dovrebbe lasciarsi sfuggire l'occasione di presenziare ad un concerto del genere, il gruppo probabilmente più famoso della sperimentazione in ambito , appoggiato da una mastodontica storica formazione,i Cynic.
    Stiamo ovviamente parlando degli svedesi Opeth, capitanati Mikael Åkerfeldt .
    La serata inizia presto, forse troppo per me come per molti altri, e, arrivato in leggero ritardo al locale che avrebbe ospitato la serata, perdo parte della esibizione dei The Ocean.
    La Band berlinese risulta in verità solamente la formazione per le esibizioni dal vivo del gigantesco “The Ocean Collettive” cioè un vasto gruppo di musicisti che ruotano attorno alla figura di Robin Staps, autore e fondatore del collettivo musicale.
    La prestazione dei The Ocean è buona, il loro sound, molto curato, risulta di piacevole ascolto, e anche se il pubblico non sembra coinvolto al massimo, nessuno sembra non gradire l'esibizione dei tedeschi, che ci propongono brani compatti, dalle cadenze e , senza dimenticare quel tocco che è la linea guida della serata.
    Al termine del tempo a disposizione i The Ocean salutano e dopo aver smontato il palco lasciano il posto alla storica formazione guidata da Paul Masvidal, i Cynic.
    La Band Californiana, reduce dalla pubblicazione recente di Traced in Air, sveglia la folla, della quale buona parte sembra essere ansiosa di vedere l'esibizione, e nonostante questa non sia particolarmente trascinante, risulta assolutamente grandiosa, gli americani infatti lasciano che sia la loro musica a parlare per loro, e il timidissimo frontman, imbarazzato in una maniera esagerata, spende solo poche parole per ringraziare il pubblico o presentare le canzoni, che gli forniscono tuttavia un riscontro da Headliner, e buona parte del pubblico canta le loro difficili canzoni.
    La scaletta pesca da entrambi i loro album, sia l'ultimo “Traced In Air” che il loro capolavoro “Focus” da cui vengono tratte tra le altre, How Could I e la spettacolare Veil Of Maya, loro cavallo di battaglia.
    La musica dei Cynic è senza dubbio quella di più difficile ascolto della serata, il Jazz risulta preponderante, soprattutto nei brani dell'ultimo Full Lenght, ma pochi non saranno rimasti colpiti dalla precisione, dall'abilità e dalla perizia tecnica del quartetto, che regala perle e lezioni di musica ai presenti.
    La resa sonora è fantastica, e le regolazioni degli strumenti sono perfette ( un ringraziamento ai fonici, per una volta, è dovuto), unica pecca la resa dei piatti un filo sotto la media dei suoni, ma comunque nulla di esagerato.
    Chiusa l'esibizione degli attesissimi americani che si presenteranno a fine concerto a stringere le mani e fare un po' di foto nel pubblico, giunge l'ora degli Headliner, Gli Opeth.
    La folla, ormai al completo(si è registrato il Sold Out), impazzisce quando le note di Heir Apparent si diffondono nell'aria, si scatena sotto al palco costringendo non poche persone a spostarsi per evitare la ressa.
    La scaletta tocca praticamente tutti gli album, alla prima canzone, tratta dalla loro ultima uscita, Watershed, segue The Grand Conjuration da Ghost Reveries e Godhead's Lament direttamente da Still Life che lasciano posto all'acustica Hopes Leaves dall'album Damnation, che riposa le orecchie dalla possente voce di Mikael Åkerfeldt in Growl e dalle massicce chitarre puramente Death Metal.
    È lo stesso frontman ad intrattenere efficacemente il pubblico con un esibizione degna da cabarettista, sfruttando commenti urlati dal pubblico per creare una umoristica presentazione della seguente Lotus Eater, accompagnata da uno psichedelico gioco di luci.
    Deliverance tratta dall'omonimo album è perfetta in tutti i suoi dieci minuti di durata, tanto da sembrare riprodotta direttamente dalle casse dello stereo, ma con una marcia in più.
    Mikael, ci presenta infine Demon Of the Fall come loro grande classico e cavallo di battaglia, come una “Seek And Destroy per i Metallica o una Paranoid per i Sabbath, mentre il ruolo di Encore spetta a The Drapery Fall, tratta da Blackwater Park.
    Il piccolo numero delle canzoni non deve tuttavia stupire, le lunghe composizioni degli Opeth vengono proposte per intero, senza tagli, e le canzoni, nonostante la lunghezza vengono rese perfettamente, senza cali di prestazione neppure alla fine della setlist.
    Una serata assolutamente grandiosa e con un atmosfera magica, e la leggera pioggerella a fine concerto segna senza dubbio il perfetto epilogo per questa triplice esibizione, che aveva nell'eclettismo, nella tecnica e nella sperimentazione il suo filone principale.

    Ale.
  • Setlist Opeth at Alcatraz, Milano, Italy

    Dez 5 2008, 10h56 por setlistfm